A San Ciro i funerali di Mauro

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Avellino – Mauro Cioffi è morto per una gravissima insufficienza cardiorespiratoria. E’ quanto accertato dal medico legale partenopeo Maurizio Saliva. E’ durato circa tre ore l’esame autoptico sul cadavere del 19enne rimasto ucciso sabato notte in Via Barone. Ad assistere all’accertamento anche il medico legale nominato dalla famiglia Cioffi, Pietrantonio Ricci. Secondo indiscrezioni, il professore Saliva ha confermato che il foro di entrata del proiettile è all’altezza della regione sottomentoriale destra ovvero, in parole semplici, nel sottomento, mentre il foro di uscita è localizzato nella zona oculare sinistra. L’insufficienza cardiorespiratoria sarebbe stata la conseguenza del ferimento. Un referto che va ad aggiungersi al ricco dossier che gli inquirenti hanno aperto sulla tragedia di Via Barone. La salma intanto è stata restituita, dopo poco l’autopsia, alla famiglia che ha deciso di far allestire la camera ardente all’interna della Chiesa di San Ciro dove domani alle ore 09.00 saranno celebrati i funerali. Al termine del rito religioso, il feretro sarà tumulato nel cimitero di Gragnano, paese d’origine della famiglia Cioffi. (emil.bol. 26 settembre 2006)

Avellino – Se la pistola, probabilmente una calibro nove, fosse stata ritrovata avrebbe contribuito sicuramente a ricomporre il puzzle del ‘caso Cioffi’. Ma come dichiarano gli stessi inquirenti, l’arma dalla quale è esploso l’unico colpo che ha ferito mortalmente il 19enne di Avellino, probabilmente ‘scotta’. Entrarne in possesso, avrebbe innanzitutto chiarito se era detenuta dallo stesso 19enne oppure apparteneva a qualcun altro che, in quella maledetta notte di sabato, dopo l’aggressione da parte dei cinque giovanissimi di Capocastello – anche se per dover di cronaca due sono di Monteforte Irpino – (Alberto Picariello di Monteforte assistito dall’avvocato Nello Pizza, Vincenzo Maietta, i fratelli Michele e Giovanni Valente, di Mercogliano e il 17enne N.D.C. di Monteforte, quest’ultimi difesi dall’avvocato Raffaele Bizzarro) l’aveva ‘ceduta’ per difendersi. Inoltre, il ritrovamento dell’arma sarebbe stato utile a vagliarne l’eventuale uso avvenuto in occasioni diverse. Ma le perquisizioni che le Forze dell’Ordine dal giorno della tragedia stanno effettuando nelle abitazioni degli stessi interessati ma anche di altre persone già note all’Autorità Giudiziaria non hanno portato ai frutti sperati. Forse della pistola ,,, si sono perse le tracce. E mentre l’attività investigativa prosegue, 24 ore su 24, questa mattina il Sostituto Procuratore Lucia Buono ha conferito il mandato di eseguire l’esame autoptico. Il medico legale partenopeo Maurizio Saliva è entrato nell’obitorio dell’Ospedale “Moscati” alle 14.00. Al suo fianco anche il collega Pietrantonio Ricci, incaricato dalla famiglia Cioffi – che ha nominato come proprio legale l’avvocato Antonio Castello di assistere all’autopsia. Intanto il Pm Luisa Buono, insieme ai Carabinieri diretti dal Maggiore Francesco Merone e alla Polizia guidata dall’Ispettore Giovanni Trabunella, sta esaminando la dinamica della tragedia. Dal momento del fermo, i cinque ragazzi tratti in arresto con l’accusa di rissa aggravata hanno sempre dichiarato che si trovavano in Via De Concilii per caso e quindi la loro non è stata una ‘spedizione punitiva’. Dichiarazioni che troverebbero conferma proprio nella dinamica: il 17enne avrebbe cercato di fermare il 19enne alle spalle quando la stessa vittima teneva impugnata la pistola dalla quale è partito il colpo. Ora è da chiarire se di fronte a Mauro Cioffi c’erano gli altri quattro ragazzi. E le novità potrebbero esserci già domani con l’interrogatorio di garanzia. In attesa di risposte, gli inquirenti hanno proceduto alla prova dello stube, non considerata elemento schiacciante per i difensore dei cinque arrestati, grazie alla quale si potrà capire se c’è polvere da sparo sulle mani. Insomma, ancora molti sono i tasselli da mettere insieme ed altri da ‘scovare’. Resta un fatto: la movida avellinese e la giovane vita spezzata tragicamente saranno al centro dell’attenzione degli inquirenti ancora per molto tempo. (di Emiliana Bolino 26 settembre 2006)

Il mistero della pistola e la ricerca della verità

Che fine ha fatto la pistola dalla quale è esploso quel colpo che ha ferito mortalmente Mauro Cioffi? Era davvero detenuta dalla giovane vittima o gli era stata prestata da qualche amico per difendersi da eventuali aggressioni? Sono solo alcune delle domande alle quali gli inquirenti devono trovare risposte… L’unica cosa certa, provata dai Carabinieri, è che nè la stessa vittima nè i suoi familiari sono in possesso di armi… e sarà l’attività investigativa, che non si è conclusa con l’arresto dei cinque giovani di Capocastello, a far luce su un episodio che ha sconvolto l’intera città e la provincia di Avellino. Intanto i cittadini sono stati fortemente scossi da quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica in Via Carmine Barone. Da domenica non si fa altro che parlare del grave fatto di sangue che, per molti, è stato l’epilogo di ripetute avvisaglie che si sono avute in queste settimane tra Via De Concilii e Viale Italia. E oggi solo i fiori bianchi, le lettere d’addio e la segatura ormai diventata del colore del sangue ricordano che proprio lungo quel maledetto marciapiedi di fronte al “Bar Golosone” una giovane vita è stata tragicamente spezzata. Oggi non si può più parlare della ‘scazzottata’ o della ‘semplice’ rissa, che sono comunque atti da condannare e punire… oggi la rivalità probabilmente tra due ‘bande’ si è bagnata del sangue di una vita stroncata. I ragazzi di Capocastello si erano incrociati per caso con Mauro Cioffi? Un incontro fortuito diventato la tragica occasione per ‘regolare i conti’ lasciati in sospeso proprio durante la rissa a Torelli di Mercogliano? La verità nessuno la conosce. I cinque giovani tratti in arresto durante l’interrogatorio con il Sostituto Procuratore Lucia Buono avrebbero smentito categoricamente la ‘spedizione punitiva’. Sta di fatto che in Via De Concilii sabato notte si è sparato… un fatto grave. E mentre nella sala mortuaria dell’ospedale “Moscati” la disperazione, la rabbia, il dolore animano i familiari di Mauro e i suoi amici, questa mattina, su richiesta del Sindaco di Avellino, si è riunito in Prefettura il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Presenti tutti: il Prefetto Ippolito, il primo cittadino Galasso, il Questore Ròchira, il Maggiore dei Carabinieri Merone, il Comandante della Polizia Municipale Tirri, la Presidente dell’Ente Provincia De Simone e l’assessore provinciale Zecchino, il Comandante della Guardia di Finanza D’Ambrosio. Un summit segretissimo e riservatissimo… anche se le ipotesi che il Sindaco aveva avanzato sembra siano state accolte: in primis la chiusura degli esercizi pubblici alle ore 24.00. Ma i cittadini chiedono altro e oggi che è ‘scappato il morto’ forse le Istituzioni, la politica, le Forze di Polizia devono mettere in campo tutte le loro energie per riacquistare la fiducia… I residenti di Via De Concilii e di Viale Italia, ma anche gli stessi commercianti, denunciano la scarsa sensibilità delle Istituzioni nell’accogliere le loro richieste: una maggiore presenza di Forze dell’Ordine e di Polizia Municipale perché spaventati dalla ‘movida avellinese’. Schiamazzi di giovani tra i fumi dell’alcol, risse tra ragazzi scaturite per lo più da uno sguardo e da un gesto ritenuto un affronto. Forse quanto fatto fino ad ora dalle Forze dell’Ordine non è bastato… forse è giunto il momento che i Carabinieri, la Polizia ma anche i Vigili Urbani scendano davvero in strada, sia in borghese che in divisa, per creare un deterrente a eventuali episodi di microcriminalità. Avellino, ne siamo consapevoli, non è Napoli o un’altra città italiana dove la cronaca nera restituisce purtroppo all’opinione pubblica tragici episodi. Ma forse questi segnali e la tragedia di sabato notte devono far riflettere. Durante il Comitato per l’Ordine e la Pubblica Sicurezza, il Sindaco Galasso ha sottolineato che “…non è sufficiente, o per meglio dire non basta solo l’azione delle Forze dell’Ordine per contrastare tali fenomeni. E’ necessario che anche le famiglie intervengano… devono essere più attente nei confronti dei propri figli, c’è un malessere interiore tra le nuove generazioni”. La Presidente De Simone, provata per quanto accaduto, ha rivolto un appello a tutte le Istituzioni affinché “…si faccia riacquistare la fiducia ai cittadini quale deterrente contro la criminalità”. E’ giunto il momento che tutti si assumano le proprie responsabilità e rispondano alle richieste dei cittadini il cui richiamo è più che chiaro: maggiore presenza sul territorio delle Forze dell’Ordine. (di Emiliana Bolino 25 settembre 2006)

Inquietante episodio alla camera mortuaria dell’ospedale Moscati

Sembra che un inquietante episodio si sia verificato la scorsa notte presso l’Ospedale “Moscati” dove dall’alba di domenica si trova presso l’obitorio la salma del 19enne Mauro Cioffi. Un episodio che se corrispondesse al vero potrebbe dare una nuova chiave di lettura alla tragedia. Ignoti avrebbero ridotto in frantumi la finestra che corrisponde al locale che ospita la salma del giovane di Avellino. Ad accorgersi dell’accaduto sarebbe stato, questa mattina, lo stesso personale ospedaliero. L’episodio raccapricciante ed inspiegabile, lascia spazio a varie ipotesi tra cui l’estemporanea bravata compiuta da ignoti o un forte gesto di rabbia… Sta di fatto che all’ingresso della sala mortuaria del nosocomio avellinese sono stati previsti particolari controlli da parte delle Forze dell’Ordine. (di E. Bolino 25 settembre 2006)

Rissa in pieno centro: perde la vita un 19enne

Mauro Cioffi ha perso la vita per una rissa scaturita da futili motivi. Almeno secondo gli investigatori. La salma si trova ora presso l’obitorio dell’Ospedale “Moscati” dove domani sarà eseguita dal medico legale Piciocchi l’esame autoptico. Tanti i giovani che sono accorsi al nosocomio avellinese per stringersi alla famiglia Cioffi, nota e stimata da tutti in città per la loro attività commerciale, “Io Bimbo” di Viale Italia. E mentre si piange per la prematura e tragica scomparsa di un giovane di soli 19 anni, gli inquirenti sono impegnati dall’ora della tragedia nell’attività investigativa per chiarire la verità dei fatti.
Erano le ore 01.15 circa, della notte tra sabato e domenica, quando al centralino del “113” con una telefonata anonima è stato chiesto l’intervento di un’ambulanza perché in Via Carmine Barone era steso a terra un giovane agonizzante. Immediatamente a sirene spiegate si sono portati sul posto sia la Squadra Mobile che il Nucleo Operativo dei Carabinieri, che hanno trovato anche difficoltà nel raggiungere Via Barone a causa del traffico della ‘movida del sabato sera’, in attesa dell’arrivo dei soccorritori. Davanti agli occhi dell’Ispettore Trabunella e del Maggiore Merone uno scenario a dir poco sconvolgente. Un giovane stremato ed agonizzante in una pozza di sangue a pochi metri dal marciapiedi che costeggia “Il Golosone”, un noto bar del centro cittadino ritrovo di molti giovani soprattutto nel fine settimana. Dopo le prime cure del caso, gli operatori del “118” hanno deciso per il trasferimento in ospedale, a pochi metri di distanza. Una folle corsa contro il tempo che purtroppo non è servita a nulla. Mauro Cioffi, napoletano d’origine ma trasferito ad Avellino con i suoi genitori da alcuni anni, incensurato e conosciuto da tutti, non ce l’ha fatta. E’ spirato durante il tragitto.
Mentre la tragedia si stava consumando, gli inquirenti hanno avviato le indagini. Come ha spiegato il Maggiore Francesco Merone (per tutta la mattinata il Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Via Roma è stato preso d’assalto non solo dai giornalisti irpini ma soprattutto dalla stampa e dalle televisioni nazionali) anche grazie ad alcune testimonianze è stato possibile risalire a coloro che avevano pestato a sangue la vittima. Alcune persone infatti hanno dato la ‘dritta’ indicando in quei giovani la loro provenienza: Capocastello, borgo storico di Mercogliano e spesso purtroppo al centro della cronaca anche nera. Immediatamente i Carabinieri e la Polizia si sono messi alla ricerca.
Secondo una prima ricostruzione, il gruppo di Capocastello sarebbe riuscito a raggiungere l’auto, una Fiat Punto, parcheggiata nel piazzale antistante il Tribunale, dileguandosi tra la gente accorsa in Via Barone ed il traffico. I cinque giovani sarebbero dunque ritornati nelle proprie abitazioni.
I Carabinieri, diretti dal Capitano Nicola Mirante e coordinati dal Maggiore Merone, dopo alcune ore sono riusciti a fermare i componenti della banda: tre sono stati ritrovati nelle loro case mentre altri due si erano rifugiati in montagna e tra quest’ultimi c’era anche il 17enne, proprio quel giovane che avrebbe tentato di fermare Mauro Cioffi al momento dell’esplosione del colpo. I cinque ragazzi, che sono in stato di fermo ed in attesa della convalida degli arresti, sono accusati di rissa.
Accompagnati presso il Comando dei Carabinieri sono stati interrogati dal Sostituto Procuratore di turno, la dottoressa Buono. I cinque giovani hanno smentito la tesi della ‘spedizione punitiva’ ed hanno sostenuto che sarebbero stati aggrediti dalla vittima. Lo scontro sarebbe stato scaturito da una ragazza che si trovava in compagnia di Mauro Cioffi che si sarebbe scagliata verbalmente contro uno dei componenti della banda di Capocastello. Di qui la rissa, i giovani mercoglianesi avrebbero pestato, a suon di calci e pugni, Mauro Cioffi fino a farlo accasciare a terra in una pozza di sangue. Dopo qualche istante, mentre la banda stava andando via, secondo quanto dichiarato dal Maggiore Merone, il 19enne avrebbe impugnato una pistola ma è stato prontamente bloccato dal 17enne di Capocastello: durante la colluttazione sarebbe partito dunque accidentalmente un colpo. Proprio quel proiettile che ha attinto Mauro Cioffi all’altezza della gola. Secondo una prima ispezione cadaverica, il proiettile sarebbe entrato all’altezza della gola per poi raggiungere la fronte tant’è che la vittima è stata ritrovata senza un occhio.
Nelle prossime ore i cinque fermati saranno sottoposti alla prova dello stube: un accertamento necessario per verificare chi ha impugnato la pistola e se tra i fermati c’è anche chi ha sparato anche se in base a tutti gli elementi raccolti fino a questo momento, per gli inquirenti si sarebbe trattato di una tragica fatalità, di un fatto accidentale quale conseguenza della colluttazione. Gli inquirenti inoltre procederanno alla ricostruzione della traiettoria ‘percossa’ dal proiettile prima di raggiungere l’occhio della vittima e al verificare le ecchimosi ritrovate sul corpo del 19enne per accertare se gli aggressori lo hanno anche bastonato. Per il momento la banda di Capocastello, composta da cinque giovani dai 17 ai 21 anni e dei quali solo due già noti alle Forze dell’Ordine, sono accusati di rissa ma non si potrebbe escludere che il Sostituto Procuratore ad indagini concluse non possa decidere di tramutare il capo d’imputazione in omicidio.
Intanto gli inquirenti sono alla ricerca della pistola dalla quale è partito il colpo mortale. L’arma da fuoco, che dovrebbe essere una calibro 7.65, non si riesce a trovare. Ed è per questo che sono state disposte anche perquisizioni domiciliari.
Una pistola che secondo le testimonianze era in possesso della stessa vittima. Perché Mauro Cioffi girava con una pistola addosso? Forse perché spaventato. Circa un mese fa il suo gruppo di amici era stato al centro di un violento litigio avvenuto, sembrerebbe per una ragazza, nei pressi del cimitero di Torelli di Mercogliano. Ed è per questo che gli inquirenti non escluderebbero l’ipotesi della spedizione punitiva…(di E. Bolino 24 settembre 2006)

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