Trieste, il preside vieta i bermuda, gli alunni chiamano la polizia

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“Con l’approssimarsi della bella stagione si invitano allieve e allievi a indossare un abbigliamento adeguato durante le lezioni”. Così il preside Raffaele Marchione in una circolare. Ma cosa vuol dire adeguato? Sembra che il preside sia un po’ pignolo. E infatti: “Non saranno accolti studenti con abbigliamento da spiaggia (spalle scoperte, pantaloni corti o a mezza gamba)”. La vera novità, a Trieste, sta nella reazione dei ragazzi che non vanno direttamente al mare e non provano nemmeno a forzare il blocco del bidello Francesco. Ma, nientemeno, chiamano la polizia. Gli agenti arrivano, ascoltano i ragazzi, parlano con il vice preside mentre le trasmittenti gracchiano lungo i corridoi del Tommaso di Savoia. Una trattativa vera e propria che arriva a un compromesso: in bermuda può entrare solo chi mette il proprio nome e cognome sul foglio che tiene in mano il bidello Francesco, sempre fermo lì davanti al portone. Entrano in otto, quelli che hanno una prova pre esame che non possono mancare. Ma hanno paura perché con il 5 in condotta si viene bocciati e a cosa serve quel foglio che il bidello Francesco sta portando al preside? Gli altri ragazzi si dividono: chi torna a casa, chi va ai Topolini di Barcola. Almeno una decina, però, si fermano davanti alla scuola, lì in piazza Hortis, a ripassare il programma con un professore di buon cuore.

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