Filiera Moda – Fiordellisi: “Formiamo i veri imprenditori”

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Filiera della Moda – Il tessile in Irpinia fa i conti con le diverse facce della ‘crisi’: la necessità di un cambiamento netto nell’approccio con la gestione dell’economia del distretto, dei problemi legati all’occupazione. Ancora, la qualificazione settoriale, la definizione di regole e ruoli, la cultura imprenditoriale e quella del lavoro, che a quanto pare tardano a decollare. Un comparto alla ricerca di una sua identità come industria, prevalentemente legato alla produzione a conto terzi, portata avanti per lo più da piccole aziende che lavorano soprattutto per i grandi marchi del Nord e del napoletano. Un quadro complessivamente ‘incerto’ quello che viene prospettato dal segretario provinciale Filtea, Franco Fiordellisi relativamente al polo del ‘taglia e cuci’ e più in generale al sistema moda in Irpinia. Un’azienda storica fallita che mirava ad un interessante progetto di valorizzazione del proprio marchio, la Amuco. “Ottanta le persone in cassa integrazione straordinaria, – spiega Fiordellisi – sarte provette difficili da riposizionare sul mercato e magari destinate a combattere una ‘guerra tra poveri’ qualora si verificasse l’insediamento di una diversa attività produttiva, in un’area comunque interessante, mirata a profili giovanili, magari ai propri figli. Un futuro a tinte fosche”. Un’azienda leader, vero e proprio ‘hardware’ di filiera (in quanto impegnata nella trasformazione della materia prima in pezza finita, la Cdi), unico canale con l’export, apprezzatissima dagli show room per la qualità del suo prodotto, da un anno in cassa integrazione guadagni straordinaria e che da novembre ha visto rallentare l’attività produttiva anche nel reparto tessitura. Per di più “realtà dell’entroterra che paga lo scotto del trasporto e dei costi aggiuntivi”. “A giorni ci sarà un incontro tra le parti, ma le prospettive non sono delle più rosee”, preannuncia il sindacalista. “La mancanza di commesse, vista la presenza nel mercato dei jeans di molta produzione a costi inferiori, ha portato nel reparto tessitura ad una riduzione del lavoro di oltre il 50 per cento, mentre la filatura e’ oltre l’ 80 per cento”, spiega. Completano la sintesi, realtà che tentano di muoversi in direzione di un marchio proprio, o altre dedite a produzioni di nicchia. Così, di fronte alle conseguenze di una congiuntura sfavorevole e a “produttori che in realtà non sono imprenditori, ma commercianti di pezzi e di tempo”, il segretario della Filtea, di recente nominato ai vertici provinciali della Filcem, propone alcuni ingredienti della ricetta a suo giudizio migliore: “Una formazione che parta innanzitutto dagli imprenditori chiamati anche a comprare, in un’ottica di collaborazione creditizia, e non semplicemente ad affittare, gli opifici; evitare il dumping paesano; costringere gli aspiranti imprenditori a cimentarsi in un mercato globale; crescere come imprenditori e come azienda, nell’ambito di regole precise”. Ancora: “Investire sulle filiere nell’ambito di produzioni di nicchia e della ricerca-innovazione”. Poi, la proposta finale ribadita a più riprese: “Istituire una cabina di regia provinciale, di natura politica (appunto la Provincia) che, attraverso il sistema dell’Ict e i distretti tecnologici, metta insieme le attività dei due distretti della moda in una visione locale ma al contempo di intermediazione con i circuiti nazionali ed internazionali”. Senza tralasciare l’impegno della politica e dei dipendenti pubblici chiamati alla massima qualificazione, che non spetta solo ai lavoratori. Insomma, un’opera di esemplificazione per la massima efficacia nella gestione di risorse e tempistica, “un mondo post-moderno, che va oltre il post-fordismo”. “Bisogna che il ruolo di ognuno sia percepito come “arte” del fare, sia per i datori sia per i lavoratori. Il mestiere, il lavoro, devono avere costanti possibilità di crescere e formarsi in un sistema che è sì globalizzato, ma che tende nel contempo a riscoprire, mixando le tradizioni locali e ciò che non riguarda solo l’enogastronomia, il sistema moda con lo stile ed il gusto, la ricercatezza e la raffinatezza degli italiani”, continua Fiordellisi che conclude: “Queste opzioni in Irpinia possono crescere mettendo in connessione le esperienze ed il valore delle attività del distretto conciario e di quello tessile”. (di Antonietta Miceli)

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