Avellino – “Segna Capone allo scadere!”. Sono passati 10 anni da quel 25 maggio del 2000, ma a pensarci vengono ancora i brividi. Quella bomba da 3 scagliata quasi sulla sirena in gara-4 di finale al Palatabano di Jesi è rimasta nella storia. Un canestro che è valso la massima serie nazionale per la Scandone Avellino, la gioia dei più di mille irpini giunti nelle Marche e quella di un’intera provincia sportiva. Un solo eroe: Claudio Capone, il ‘Lupo’ come lo chiamavano i tifosi che lo osannavano. La ‘De Vizia Avellino di coach Luca Dalmonte terza al termine della stagione regolare, superò nella finale play-off la Aurora Jesi, con una partita, quella del definitivo 3-1 in trasferta che rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi.
Capone quella stagione rimase fuori tre mesi per un problema alla spalla. Un altro miracolo di Herb Jones a Sassari consentì alla Scandone di accaparrarsi il terzo posto. Poi quell’incredibile serie con Fabriano e l’accesso alla finalissima con Jesi. In quella gara-4 Avellino si ritrovò sempre a rincorrere. Fino alla preghiera, accolta dagli dei del basket, dell’ex numero 8 biancoverde.
Il resto è storia dei giorni nostri. Dopo dieci anni da quella serata – nel mezzo la vittoria in Coppa Italia e la partecipazione alla Champions del basket europeo – la Scandone è ancora lì tra le grandi della pallacanestro del Bel Paese, pronta a riscrivere una nuova pagina di storia dello sport irpino.
