“La segretaria del Partito Democratico ha già dato disponibilità a partecipare alle primarie e, nel caso, saranno una grande festa di democrazia. Non bisogna demonizzarle, ma ora bisogna concentrarsi sul programma”. Parole nette di Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd Campania, oggi in città per l’evento “L’Irpinia delle imprese. Storia, Export e ZES come motori di sviluppo”, tenutosi nella Sala Conferenze della Camera di Commercio in Piazza Duomo ad Avellino. A precisa domanda sulle primarie per costruire l’alternativa alla destra, De Luca risponde senza esitazioni: “Noi dobbiamo oggi concentrarci sul programma. I cittadini ci chiedono cosa intendiamo fare per migliorare le loro condizioni di vita. Dopo quattro anni in cui queste condizioni sono peggiorate – il carrello della spesa è aumentato del 30%, i salari si sono ridotti del 6%, l’11% si è ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, abbiamo 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure e 4 milioni di lavoratori poveri – queste sono le risposte che dobbiamo costruire”. “Sul programma – prosegue – abbiamo una serie di lavori seri fatti in questi anni, sia in Parlamento sia nel Paese. Poi penseremo alla leadership. Normalmente si può affidare al leader del primo partito la guida della coalizione. Se i leader non dovessero decidere, le primarie saranno uno strumento che consentirà, in modo democratico e trasparente, di individuare il leader più forte, più carismatico, più credibile per guidare la coalizione”.
Ma il cuore dell’intervento di De Luca riguarda lo sviluppo del territorio. “Investire nella crescita economica vuol dire fare un investimento nel futuro del Paese, ma anche nella coesione sociale, perché lì dove c’è sviluppo industriale c’è anche occupazione, c’è lavoro che, soprattutto nel Mezzogiorno, diventa una leva fondamentale”, sottolinea l’esponente dem. La critica al governo è durissima: “In questi anni ci lascia un deserto dal punto di vista industriale. Abbiamo avuto quattro anni di disinvestimento, di decrescita, con mancate politiche industriali. Se non fosse per il PNRR, l’Italia sarebbe in recessione. Oggi l’Italia cresce un terzo della media europea e un quinto della Spagna”. De Luca torna anche sulla Zona Economica Speciale: “Noi avevamo costruito la ZES unica legata soprattutto al Mezzogiorno, con gli incentivi fiscali. Il governo ha esteso la semplificazione burocratica ad altre aree del Paese, ma ha ridotto gli incentivi fiscali. Questo sta portando ad annacquare la misura soprattutto nel Mezzogiorno”. “Bisogna ripristinare gli incentivi che avevamo stabilito con il governo Conte II per gli investimenti nel Mezzogiorno, altrimenti rischiamo di depotenziare il Sud delle leve di sviluppo”, avverte.
Numeri alla mano, De Luca elenca i tagli: “3 miliardi e mezzo tagliati alla perequazione infrastrutturale, 5 miliardi tagliati alla decontribuzione Sud, 2 miliardi su 4 tagliati agli accordi di coesione. Ci rendiamo conto che il governo non ha fatto nulla e, anzi, è andato in direzione opposta rispetto allo sviluppo industriale e ha danneggiato fortemente il Mezzogiorno”. La conclusione è un appello all’unità del campo largo: “Noi dobbiamo costruire un’alternativa. Lavoreremo per un programma di governo di centrosinistra progressista che ponga attenzione alle aree interne, alle aree di sviluppo industriale, che devono diventare vere agenzie di sviluppo, e al Mezzogiorno, che ha potenzialità straordinarie. Una direzione esattamente opposta a quella in cui ci ha portato questo governo di destra”.

