Valle Caudina, pizzo sulle assunzioni e tassi di usura al 20% al giorno: due fermi della Dda

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Castellucci

SAN MARTINO VALLE CAUDINA- Un tasso di interesse del 20% al giorno, con un prestito di 500 euro che, restituito in cinque giorni sarebbe diventato di mille, tanti ne avevano pattuiti con la vittima gli esponenti di una presunta fazione del clan Pagnozzi, quella dei De Paola. E’ quanto emerge dal decreto di fermo di indiziato del delitto di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso e agevolazione mafiosa e usura aggravata dal metodo mafioso firmati nei confronti di due soggetti della Valle Caudina. Si tratta di De Paola Mario, classe 93 di San Martino Valle Caudina e Sepe Giovanni classe 87 di Cervinara. Lo scenario Investigativo tracciato dalle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Avellino, coordinati dal pm della Dda di Napoli Vincenzo Toscano, ha fatto emergere due vicende di tentata estorsione e una di usura, in un contesto, quello della Valle Caudina, dove ci sarebbe uno scontro tra due fazioni per il predominio del territorio. Una di esse è quella colpita dai due fermi di pg eseguiti dai militari agli ordini del capitano Alessandro De Palma. Tutta l’attività parte dell’episodio avvenuto ad inizio giugno in Piazza Trescine a Cervinara, quando dopo una violenta rissa, l’affronto plateale subito da uno degli emergenti della criminalita locale era stato subito punito con un raid a colpi di fucile, esplosi anche ad altezza uomo. Le indagini dei Carabinieri hanno fatto emergere un attivismo nell’imporre il pizzo e i prestiti a tasso usurario da parte di questa presunta costola del clan Pagnozzi.
L’USURA E IL TASSO AL VENTI PER CENTO AL GIORNO
A fronte di un prestito di cinquecento euro ad un soggetto della zona, Mario De Paola, avrebbe imposto un tasso di usura del 20 per cento al giorno e quindi una somma di mille euro. Diventato il ventiquattro per cento al giorno, perché la vittima non avendo potuto saldare il prestito nel tempo pattuito, dopo due giorni ne aveva dovuti versare 1350. Ma dell’usura si sarebbe passati alla vera e propria estorsione, perché De Paola, con la complicità di Sepe secondo gli inquirenti, avrebbe chiesto “un regalo” alla vittima per il ritardo e non contento della somma di 100 euro ne avrebbe chiesto 250. Quando non era stato soddisfatto, aveva iniziato a minacciare e inseguire la vittima con modalità camorristiche.
L’IMPOSIZIONE DI UNA QUOTA PER OGNI ASSUNZIONE NEI SUPERMERCATI
I due indagati avrebbero imposto ad un referente della società che selezionava personale per una catena di supermercati della Valle Caudina, una quota di 100 euro per ogni assunto e un regalo di 450 euro. Lo stesso era stato sia avvicinato che convocato a casa di De Paola. In riferimento a queste ipotesi di tentata estorsione ci sarebbero anche due recenti episodi, avvenuti a metà luglio del 2026. Il primo quando Sepe avrebbe colpito con un martello il portone dell’abitazione dell’uomo finito nel mirino della tentata estorsione e successivamente quando nei pressi della stessa abitazione i Carabinieri avevano intercettato una vettura senza targa, che si era dileguata, ma era stata intercettata poco dopo, nei pressi della stessa, rannicchiato dietro ad un cespuglio era stato scoperto con un cappuccio in testa proprio De Paola, all’interno della vettura anche delle taniche di gasolio.
L’INTERROGATORIO DI CONVALIDA
L’interrogatorio di convalida del fermo disposto dal pm antimafia Vincenzo Toscano si è svolto nella mattinata. I due indagati, difesi dagli avvocati Fabio Russo e Vito Pacca, si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere davanti al Gip del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone. La difesa ha eccepito la competenza territoriale del Gip di Avellino in favore di quello di Napoli. Si attende la decisione sulla convalida.aerre