Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, il Vescovo Melillo: “Non siete soli, la Chiesa vi è vicina e ha bisogno di voi”

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Nel giorno dedicato ai santi Gioacchino e Anna, il Vescovo di Ariano Irpino – Lacedonia Sergio Melillo ha diffuso un messaggio carico di vicinanza, gratitudine e responsabilità, in occasione della VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, richiamando le parole del profeta Isaia: «Io invece non ti dimenticherò mai».

Ne riportiamo il testo in forma integrale:

“Carissimi fratelli e sorelle,

nel giorno in cui la Chiesa celebra i santi Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria e nonni di Gesù, desidero raggiungere tutti voi con una parola di vicinanza e di speranza. È una festa che il nostro popolo vive con particolare affetto, riconoscendo in Sant’Anna la custode della famiglia, della fede semplice e della trasmissione della vita tra le generazioni.

Quest’anno celebriamo la VI Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani accogliendo il Messaggio di Papa Leone XIV, che ha scelto come tema le parole del profeta Isaia: «Io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).

Questa promessa di Dio risuona con una forza nella nostra terra. Le nostre comunità custodiscono una storia ricca di fede, di sacrificio e di laboriosità. Sono paesi che hanno saputo rialzarsi dopo prove difficili e che continuano a custodire un patrimonio prezioso – spesso oscurato – di relazioni, tradizioni e valori. Eppure, accanto a questa ricchezza, non possiamo ignorare le ferite che attraversano il nostro territorio.

Lo spopolamento continua a segnare molte delle nostre comunità. Tanti giovani lasciano i paesi per cercare altrove opportunità di studio e di lavoro. Le case si chiudono, le scuole si svuotano, le piazze diventano più silenziose. Rimangono soprattutto gli anziani, spesso custodi della memoria delle famiglie e delle comunità, ma non di rado anche testimoni di una solitudine che pesa sul cuore.

La solitudine è forse una delle povertà più profonde del nostro tempo. Non consiste soltanto nel vivere da soli. È il sentirsi dimenticati, il pensare di non essere più importanti per nessuno, il non avere qualcuno che ascolti con pazienza un ricordo, una preoccupazione o semplicemente il racconto della propria giornata. È una sofferenza discreta, che raramente fa rumore, ma che interpella profondamente la coscienza delle nostre comunità cristiane.

Le parole del Papa ci ricordano che Dio non dimentica nessuno. Se questa è la verità del Vangelo, allora anche la Chiesa deve diventare il luogo dove nessuno si sente invisibile. Vorrei allora invitare la nostra Diocesi a riscoprire il valore dell’ascolto.

Ascoltare è uno degli atti più belli della carità. Richiede tempo, pazienza e disponibilità. In una società che corre e che spesso misura tutto con il criterio dell’efficienza, fermarsi accanto a una persona anziana significa affermare che la sua vita continua ad avere valore. Ogni volto racconta una storia, ogni ruga custodisce una pagina del Vangelo vissuto nella quotidianità, ogni anziano porta dentro di sé una sapienza che nessun libro può sostituire.

Abbiamo bisogno dei nostri anziani. Abbiamo bisogno della loro memoria, della loro fede, della loro capacità di leggere la vita con lo sguardo di chi ha attraversato prove, gioie e sofferenze senza perdere la fiducia nel Signore. Una comunità che dimentica gli anziani perde anche il senso della propria storia e rischia di smarrire il futuro.

Penso alle tante nonne che hanno insegnato ai nipoti il segno della croce e le prime preghiere. Penso ai nonni che hanno trasmesso il valore del lavoro, dell’onestà e del sacrificio. Penso agli anziani che continuano a sostenere la vita delle nostre parrocchie con la partecipazione costante all’Eucaristia e con la fedeltà alla preghiera del Rosario. Essi sono una ricchezza silenziosa, spesso nascosta, ma essenziale per la vita della Chiesa.

Desidero rivolgere una parola anche ai giovani. So che molti vivono lontano dalla nostra terra. A loro dico: non perdete il legame con le vostre radici. Telefonate ai vostri nonni, andate a trovarli quando tornate a casa, ascoltate i loro racconti. Non considerate il tempo trascorso con loro come tempo sottratto ad altro, ma come un investimento che arricchisce il cuore. Chi custodisce la memoria sa costruire il futuro con maggiore libertà.

Alle nostre parrocchie, alle associazioni, ai movimenti e ai gruppi di volontariato chiedo un rinnovato impegno nella pastorale della prossimità. Ogni comunità si domandi con sincerità: chi sono gli anziani che vivono soli? Chi attende una visita? Chi non riesce più a partecipare all’Eucaristia? Chi ha bisogno di essere accompagnato, ascoltato o semplicemente salutato?

Non servono iniziative straordinarie. Servono cuori capaci di prossimità. Una visita, un momento di preghiera condivisa, un gesto di aiuto concreto possono diventare segni luminosi della presenza del Signore.

Vorrei che nelle nostre comunità crescesse sempre più una cultura della cura. Prendersi cura significa riconoscere che la fragilità non diminuisce la dignità della persona. Anzi, proprio la fragilità ci rende più umani e ci insegna che nessuno si salva da solo. È nella reciprocità dell’amore che le comunità ritrovano la loro forza.

Il fenomeno dello spopolamento non può lasciarci rassegnati. Certamente occorrono

politiche capaci di sostenere le aree interne, il lavoro, i servizi e le famiglie. Ma come Chiesa possiamo già fare molto: possiamo custodire la speranza, rafforzare i legami di fraternità e impedire che la solitudine diventi abbandono.

Sogno una Diocesi nella quale ogni anziano si senta atteso, conosciuto e amato; una Chiesa nella quale nessuno venga definito dalla propria età o dalla propria fragilità, ma riconosciuto come figlio di Dio e membro vivo della comunità.

Affidiamo questo desiderio all’intercessione dei santi Gioacchino e Anna. Essi insegnino alle nostre famiglie la bellezza del dialogo tra le generazioni e ottengano per tutti noi un cuore capace di ascoltare, accompagnare e condividere.

Ai nostri nonni e a tutti gli anziani desidero dire, con le parole del Santo Padre e con l’affetto di padre e pastore: non siete soli. La Chiesa vi è vicina, vi è grata e ha bisogno di voi. Continuate a pregare per le nostre famiglie, per i giovani, per le vocazioni, per la pace e per la nostra Diocesi. La vostra testimonianza è un dono che il Signore continua a offrire al suo popolo.

Con Maria, Madre della speranza, affidiamo al Signore il cammino delle nostre comunità, certi che la sua promessa non verrà mai meno: «Io invece non ti dimenticherò mai».

Vi benedico con cuore di padre.”