AVELLINO- “Inaccettabile che una detenuta in sette anni ha visto una sola volta i familiari e non possa parlare con il suo avvocato, perché non può permettersi di farlo arrivare dalla Sicilia”. E’ una delle vicende che ieri mattina ha denunciato il presidente della Camera Penale Irpina Gaetano Aufiero, che ha partecipato alla visita organizzata da “Nessuno Tocchi Caino” nel carcere di Bellizzi Irpino e al convegno su Marco Pannella e il suo impegno per le carceri. Una visita in presenza della direttrice del carcere, Maria Rosaria Casaburo, del segretario nazionale dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino Sergio D’Elia, di Rita Bernardini, presidente nazionale di Nessuno Tocchi Caino e di esponenti della Camera Penale e dell’Avvocatura. All’incontro nel Teatro del Carcere di Bellizzi Irpino era presente anche il sindaco Nello Pizza, che ha anche deciso di tesserarsi con Nessuno Tocchi Caino.
“La situazione in questo anno e mezzo dall’ultima visita devo dire che è migliorata visibilmente- ha spiegato Aufiero- tutto questo bisogna dirlo ad onor del vero e bisogna dare atto di un lavoro straordinario fatto dalla direzione e da tutto il suo staff. Ciò detto, ci sono problemi comunque enormi che non possono evidentemente essere risolti nonostante la dedizione della direttrice e di tutto il suo staff compreso, a partire dal sovraffollamento che è ad una percentuale del 140%. Ci sono cento detenuti in più rispetto al numero consentito. Siamo stati nel Reparto Alta Sicurezza femminile, abbiamo trovato in una situazione veramente drammatica sotto molti profili. Ma tutto dipende dal vero problema: la violazione di Stato, una violazione sistemica di Stato del principio di territorialità della pena, ovvero che i detenuti devono essere reclusi in un raggio di 200 300 km dal luogo di residenza. Nel Reparto sono tutte donne, tranne poche campane, sono tutte donne siciliane, calabresi e pugliesi, che sono detenute a centinaia di chilometri di distanza dal luogo di residenza, che non vedono i familiari da anni. La maggior parte di queste donne sono state di blocco trasferite dal carcere di Vigevano alla nuova sezione di Alta sicurezza e femminile lo scorso anno. Ho parlato con molte di loro, non hanno ancora incontrato i familiari. Ha parlato con una donna di Catania con un fine pena di due anni che negli ultimi sette anni, una gran parte trascorsa da detenuta a Lecce, ha incontrato una sola volta un familiare. Non hanno la possibilità di far giungere i familari . Ho parlato con donne che hanno seri problemi di salute e perché nonostante tutti gli sforzi, nonostante il sacrificio della direzione e di tutto lo staff non ricevono le più adeguate cure di cui hanno hanno un sacrosanto diritto, restano chiuse in cella dalle 15 alle 17 ore. Devo dire celle piccolissima ma conformi alla legge, ma comunque piccolissima. Quindici ore nella stessa camera nel periodo estivo e hanno una finestra sul letto, per cui se si alzano rischiano di batterci contro. All’interno delle sezioni ci sono i frigoriferi e tutto quello che si vuole però la situazione caldo è quella che è . Credo che un qualunque ufficio pubblico o privato nelle condizioni che abbiamo registrato non resterebbe aperto. Ma ripeto questo non è una censura alla direzione che ho fatto tutto il possibile devo dire, abbiamo notato che hanno fatto in questi anni anche l’impossibile bisogna dirlo”. E i racconti raccolti dal presidente della Camera Penale continuano: “Ci sono detenute che da anni non incontrano l’avvocato perché non possono permettersi di far venire l’avvocato dalla Sicilia per rappresentare quelle che sono le loro difficoltà e sono i loro diritti. Quindi c’è una negazione, non un violazione del diritto di difesa più elementare. Avrebbero bisogno di un avvocato, avrebbero bisogno di confrontarsi con un avvocato. Ci sono delle detenute che ci hanno detto che anche i colloqui telefonici hanno difficoltà di linea, non riescono a sentire se hanno dei rumori di fondo, visto che la porta è aperta, non hanno diritto di chiudere la porta che è l’ora di colloquio e quindi tutti i rumori della sezione che ovviamente ostacolano non dico la privacy del colloquio, ma anche l’efficacia del colloquio. C’è il problema del cibo, perché non hanno una cucina all’Alta Sicurezza femminile. Quindi il cibo arriva dal maschile e dal maschile quando arriva e’ freddo. C’è stato detto che in gran parte va buttato, perché è freddo e sembra assurdo parlare di questo nel 2026. Il vero problema su cui pero’ insisto, ma non riguarda la direzione non riguarda il dap ma riguarda la legge e soprattutto il rispetto della legge da parte del Dap e del Ministero ed e’ la relazione sistemica di Stato del principio di territorialità”. Viene chiesto al penalista se la presenza di venti detenuti con problemi psichici possa essere una bomba ad orologeria: “Il dirigente sanitario ha spiegato che venti detenuti sono detenuti con patologie serie- ha spiegato Aufiero- ma i detenuti con patologie, che assumono farmaci psichiatrici nel piano sono il 60%. Quindi delle patologie tali da essere monitorate e controllato. Il 60% su 600 e’ una cifra di più di 360 detenuti. Altro che bomba ad orologeria, questi sono numeri da centrale nucleare che puo’ esplodere da un momento all’altro.È sempre così da anni e nella quasi indifferenza di tutti di, forse, anche noi sicuramente. Sì, oggi abbiamo fatto un incontro molto proficuo molto interessante, però forse poi dovremmo anche avere una maggiore attenzione durante l’anno per queste problematiche.
C’e’ una folta presenza di detenuti in attesa di giudizio, non sono tantissimi in verità per quella che e’ la percentuale a livello nazionale. Però sono 80 detenuti in attesa di giudizio, che teoricamente potrebbero essere assolti, nessun impegno. Alcuni in attesa addirittura del primo giudizio. Si sa, ma avranno commesso dei reati gravi, bisognerebbe che si facciano i processi per stabilirlo. Ottanta detenuti in attesa di giudizio in questo inferno e’ anche un dato inaccettabile per quanto mi riguarda, laddove c’è la possibilità di attenuare queste misure con delle misure diverse, che possono essere adottate. Pero’ ci sono 80 detenuti su 600 invece non tantissimi quella che la percentuale Nazionale, perché stiamo parlando del trenta per cento dei detenuti in attesa di giudizio che riempiono le carceri italiani, ma anche 80 e potrebbero essere molti di meno”.
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