CAMPANIA- Un invito a mettere al centro la dignità della persona, il bene comune e la responsabilità verso la Campania. È questo il cuore dell’Appello sottoscritto dai Vescovi della Conferenza Episcopale Campana, che raccoglie e rilancia il messaggio consegnato da Papa Leone durante la sua recente visita nella regione. Un testo rivolto anzitutto alle comunità cristiane, ma soprattutto alle Istituzioni, agli amministratori, ai rappresentanti politici e a quanti sono chiamati a compiere scelte che incidono sul presente e sul futuro della Campania. L’Appello nasce dalla consapevolezza che la Chiesa non intende sostituirsi alla politica o all’amministrazione pubblica, ma non può restare indifferente davanti a decisioni che toccano profondamente la vita delle persone, specialmente dei più fragili. Per questo i Vescovi chiedono un discernimento serio, condiviso e libero da contrapposizioni ideologiche, offrendo la propria disponibilità a un confronto leale prima della fase decisionale. Al centro del documento vi è una visione unitaria della vita umana, che deve essere custodita in ogni sua fase e in ogni condizione. Da qui l’attenzione al dibattito sul fine vita, alla necessità di rafforzare le cure palliative, l’accompagnamento e la prossimità verso chi soffre, così come la preoccupazione per la deospedalizzazione dell’aborto e per il rischio di ridurre questioni così delicate a semplici procedure, senza un adeguato accompagnamento delle donne e senza una piena assunzione di responsabilità da parte della società. I Vescovi richiamano inoltre le parole di Papa Francesco, ricordando che ogni attentato alla vita, dall’aborto alla guerra, dalle morti sul lavoro ai migranti lasciati morire in mare fino all’eutanasia, interpella la coscienza di tutti. Ampio spazio è dedicato alle grandi questioni sociali che attraversano la Campania. Il documento richiama le difficoltà del sistema sanitario e le disuguaglianze nell’accesso alle cure, denuncia il fenomeno della migrazione sanitaria, richiama l’attenzione sulla condizione delle carceri e sulla necessità di percorsi di giustizia riparativa e reinserimento. Vengono inoltre affrontati il tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio, la situazione dei migranti e delle comunità Rom, il dramma dei senza dimora, delle famiglie povere, del lavoro sfruttato, del caporalato e di ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto. L’Appello guarda anche alle ferite del territorio. I Vescovi esprimono preoccupazione per lo spopolamento delle aree interne, la chiusura dei servizi essenziali e dei presìdi educativi, le conseguenze dell’inquinamento nella Terra dei Fuochi, la presenza della criminalità organizzata e il disagio giovanile, segnato da violenza minorile, povertà educativa e perdita di luoghi nei quali crescere alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo. Tra le questioni richiamate figura anche il problema dell’abbattimento delle abitazioni. Nel testo emerge con forza un messaggio di speranza. Pur riconoscendo le tante ferite della regione, i Vescovi affermano di conoscere anche le sue risorse, la capacità delle comunità di rialzarsi e il desiderio di bene presente nelle famiglie, nelle istituzioni e nella società civile. Per questo rifiutano ogni rassegnazione e invitano tutti a costruire una Campania più giusta, più fraterna e più attenta ai piccoli, ai poveri, ai fragili e alle nuove generazioni. L’Appello si conclude con un invito rivolto a tutti. Accogliendo il messaggio affidato da Papa Leone alla Campania, i Vescovi esortano a servire la vita, scegliere la giustizia, promuovere il bene comune e assumersi insieme la responsabilità di costruire il futuro della propria terra.
LE QUESTIONI SOCIALI: LA SALUTE
A partire dalla Salute, i vescovi nell’Appello rilanciano le problematiche piu’ urgenti per il territorio: “Ci interpellano le gravi questioni della salute e della sanità- si legge nell’appello dei vescovi della Campania- soprattutto quando le disuguaglianze territoriali, economiche e sociali rendono più difcile l’accesso alle cure e colpiscono le persone più fragili. Non possiamo ignorare l’emigrazione dei nostri ammalati verso regioni dove l’assistenza sanitaria garanti-
sce condizioni migliori”
LE CARCERI
“Non possiamo ignorare la condizione delle carceri, il disagio dei detenuti, delle loro famiglie, del personale penitenziario, e la necessità di percorsi che non si limitino alla custodia, ma aprano alla dignità, alla responsabilità, alla giustizia riparativa e al reinserimento”. E’ un passaggio importante quello che i vescovi della Campania dedicano alle carceri e anche alle ipotesi di Cpr sul territorio: “Ci preoccupano i Centri di permanenza per il rimpatrio, la condizione dei migranti e dei Rom, il rischio che persone e popoli vengano percepiti come problema da respingere e non come volti da incontrare, accompagnare e integrare secondo giustizia e legalità.Richiamano la nostra responsabilità i senza fissa dimora, le famiglie povere, i lavoratori sfruttati, il lavoro povero, il caporalato e ogni forma di economia che sacrifica la dignità della persona al profitto o alla convenienza”.
AREE INTERNE E DISAGIO GIOVANILE
Sentiamo il peso delle aree interne, dello spopolamento, della chiusura di servizi e presìdi educativi, della fatica di territori che rischiano di essere lasciati ai margini del futuro. Portiamo nel cuore le ferite della Terra dei Fuochi, le conseguenze dell’inquinamento, dell’illegalità e della camorra, ma anche il desiderio di rinascita, di bonica morale e ambientale, di responsabilità condivisa. Ci preoccupa il disagio giovanile, la violenza minorile, la povertà educativa, la disaffezione alla partecipazione e la progressiva perdita di luoghi nei quali educare alla fiducia, alla legalità, alla cittadinanza e alla vita buona del Vangelo”.


