Bomba a Ranucci, partono gli interrogatori: i mandanti diedero istruzioni in caso di arresto

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AVELLA- I presunti autori del raid intimidatorio compiuto a Pomezia con esplosivo da cava contro il giornalista Sigfrido Ranucci il 16 ottobre 2025 e uno dei loro tre complici, compariranno il due luglio di fronte al Gip del Tribunale di Roma che ha firmato la misura cautelare chiesta dalla Dda capitolina nei loro confronti. E’ fissato infatti per giovedì mattina l’interrogatorio di garanzia per Antonio Passariello, 53 anni, ritenuto il materiale esecutore del raid, originario del Baianese ma residente a Cicciano, l’altro presunto autore del raid Saverio Mutone, 42 anni, residente a Sperone e il figlio di Passariello, Pellegrino D’ Avino, 37 anni, residente ad Avella, tutti detenuti nel carcere di Rebibbia. I tre indagati, difesi dagli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo, potranno rispondere alle domande del magistrato che ha firmato la misura cautelare nei loro confronti. Il giorno successivo toccherà alla ventiduenne Marika De Filippis, detenuta ai domiciliari. Non è escluso che all’interrogatorio possa presenziare anche il magistato della Dda di Roma che ha coordinato le indagini, il pm antimafia Carlo Villani.
LE INDICAZIONI DAL MANDANTE IN CASO DI ARRESTO: ACCUSA UN ALBANESE
In una delle intercettazioni captate dai militari del Reparto Operativo di Roma nel corso delle indagini, era emersa una vera e propria attività di depistaggio da mettere in atto nel caso di un arresto per i due presunti esecutori materiali del raid avvenuto il 16 ottobre del 2025. Quella suggerita a Pellegrino D’Avino (accusato di un sopralluogo qualche giorno prima del raid e di aver procacciato l’esplosivo) dal mandante, sempre apostrofato come “quello”. In buona sostanza se Passariello fosse stato arrestato l’istruzione ricevuta dal mandante doveva essere di questo tenore: “tuo padre si trovava a Roma perch ha conosciuto un albanese”, “tu devi dire se veramente quelli ti acchiappano devi dire…questo albanese davanti a me mi ha detto che doveva recuperare i soldi. L’albanese doveva recuperare i soldi… e mi ha dato una botticella e l’abbiamo fatto spaventare”. Una versione di comodo
indicata dai mandanti, che avevano solo l’interesse di evitare la loro identificazione e l’accertamento delle ragioni, quelle vere, che costituivano la causale reale del raid. Senza fornire alibi ai due esecutori. Tanto che Passariello aveebbe comuque commentato che la sua posizione non sarebbe cambiata. Per gli inquirenti e per lo stesso Gip “una mera volontà di
depistaggio e di costruzione di una narrazione alternativa dei fatti”. Anche Mutone avrebbe dovuto dire che era stato pagato 300,400 euro da Passariello per accompagnarlo a Roma. Ma la reazione dei due presunti esecutori non era stata entusiasta. Passariello aveva comunque ribadito come “ no, mi faccio vent’anni non ti preoccupare (…). Mutone invece che non avrebbe “una condizione che a me non va bene, perché dovevo buttare merda su questo sig” poi si era bloccato. Ma per gli inquirenti comunque il riferimento era a Ranucci e alla versione depistatoria suggerita ed indicata dai mandanti. Sia Passariello che Mutone avevano pure rifiutato la “vacanza” per sfuggire alle indagini che gli era stata offerta all’estero.