Avellino, la città che si svuota: Paola Luce e il piano per far rinascere il commercio e l’anima di una comunità

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C’è una fotografia che Paola Luce conosce meglio di chiunque altro, perché la vive ogni giorno nel suo lavoro: le serrande abbassate. Non una, non due. Lungo il Corso Vittorio Emanuele, nel Corso Europa, tra i vicoli e le piazze del Centro Storico di Avellino, i negozi che chiudono si moltiplicano in silenzio, lasciando cicatrici visibili nel tessuto urbano. Non è un problema estetico. È il sintomo di una crisi profonda, strutturale, che nessun annuncio ha ancora saputo invertire.

«Ogni volta che un’attività abbassa la serranda per l’ultima volta», spiega Luce, «non perdiamo solo un contribuente o un posto di lavoro. Perdiamo un presidio di comunità, un punto di riferimento, un pezzo di identità cittadina.» Parla con la precisione di chi ha accompagnato quelle stesse imprese per anni: nei bilanci, nelle crisi di liquidità, nelle ristrutturazioni del debito. Sa come finisce, se non si interviene in tempo.

«Una città che perde il suo tessuto commerciale non perde solo economia. Perde sicurezza, relazioni, futuro. E i giovani lo sentono prima di tutti: se non c’è nulla, si va altrove.»

 

Il circolo vizioso da spezzare

Il meccanismo che Luce descrive è quello tipico del declino urbano: meno residenti significano meno consumi, meno consumi significano meno attività aperte, meno attività aperte rendono il centro meno attrattivo, il che accelera lo spopolamento. Un circolo che si autoalimenta e che, senza interventi mirati, tende ad aggravarsi. Avellino ci è dentro. La domanda è: come se ne esce?

Le soluzioni: concrete, misurabili, innovative

Luce non si ferma alla diagnosi. Forte della sua esperienza come revisore degli enti locali — una figura che per mestiere individua sprechi, incoerenze e margini di miglioramento — propone un piano in cinque punti che ha la caratteristica rara, in politica, di essere verificabile.

IL PIANO PER IL COMMERCIO E LA RINASCITA URBANA

  • Fondo Comunale per la Rivitalizzazione Commerciale: risorse dedicate a co-finanziare la riduzione dei canoni di locazione nelle vie del centro storico e dei corsi principali, mediante accordi tripartiti tra Comune, proprietari e commercianti.
  • Agevolazioni TARI e tributi locali per le nuove aperture nei locali sfitti da oltre 18 mesi, con verifica pubblica dei risultati anno per anno — nessun bonus a pioggia, ma incentivi legati a obiettivi misurabili.
  • Programma «Botteghe Temporanee»: spazi commerciali inutilizzati affidati gratuitamente, per periodi di 6-12 mesi, a giovani imprenditori, artigiani digitali, start-up creative e associazioni culturali. Un modo per riportare movimento dove c’è vuoto, abbattendo il rischio d’ingresso.
  • Calendario eventi permanente: non fiere occasionali, ma una programmazione annuale strutturata — mercati, festival, percorsi enogastronomici, rassegne artistiche legate al patrimonio irpino — che trasformi il centro storico in una destinazione viva 365 giorni l’anno.
  • Piano integrato commercio-abitare: incentivi all’acquisto e alla ristrutturazione di immobili nel centro storico, collegati al mantenimento di attività commerciali al piano terra. Perché una città non si salva solo con i negozi aperti: serve che ci sia chi ci vive sopra.

Quest’ultimo punto, in particolare, rivela una visione sistemica che va oltre il singolo provvedimento. «Non puoi rilanciare il commercio senza affrontare lo spopolamento», spiega Luce. «E non puoi fermare lo spopolamento se il centro storico è percepito come un luogo morto. Bisogna lavorare su entrambi i fronti contemporaneamente, con dati alla mano e obiettivi chiari.»

La commercialista che conosce i conti del Comune — e quelli delle famiglie

La candidatura di Paola Luce ha una caratteristica che la distingue nel panorama della politica locale: la sua competenza non è teorica. Come dottoressa commercialista e revisore contabile, ha visto dall’interno decine di bilanci d’impresa, ma anche — nella sua esperienza come revisore degli enti locali — i conti dei comuni. Sa dove si annidano le inefficienze, sa come si leggono i capitoli di spesa, sa cosa significa «programmazione» non come slogan ma come strumento operativo.

Questa doppia visuale — il privato e il pubblico, le famiglie e le istituzioni — è probabilmente il suo asset più prezioso. «I soldi pubblici non sono diversi da quelli privati», afferma con la franchezza diretta di chi fa i numeri da vent’anni. «Hanno un’origine, devono avere una destinazione trasparente e devono produrre risultati verificabili. Ogni euro speso senza rendiconto è un euro sottratto ai cittadini.»

«Propongo la pubblicazione periodica di report pubblici sull’utilizzo dei fondi comunali: non come esercizio di stile, ma come strumento di governo reale. I cittadini hanno il diritto di sapere.»

Una città che si può salvare — se si sceglie bene chi la governa

C’è anche una dimensione personale, in questa storia, che vale la pena raccontare. Paola Luce è madre di Flavia Giulia, quindici anni. E come ogni madre che guarda la figlia crescere in una città che si svuota, ha una motivazione che va oltre la carriera politica. «Ogni giovane che lascia Avellino è una sconfitta collettiva», dice. «E ogni negozio che chiude nel centro storico è un segnale a quei giovani: qui non c’è futuro.» Invertire questa percezione — con fatti, non con promesse — è l’obiettivo dichiarato della sua candidatura.

Non è una voce nuova alla politica: dieci anni come consigliere comunale e assessore al Bilancio e alle Politiche Sociali nel Comune di Cesinali le hanno dato la misura concreta di cosa significa governare con risorse limitate. Ha imparato a distinguere ciò che è possibile da ciò che è solo promesso. E ha imparato che i problemi si risolvono quando si affrontano con metodo — non quando si aggirano con la retorica.

Avellino ha il profilo di una città che può ripartire. Ha storia, ha identità, ha un tessuto umano capace di resistenza e creatività. Quello che le è mancato, negli ultimi anni, è un’amministrazione capace di trasformare le risorse in risultati e la programmazione in realtà quotidiana. Paola Luce non si candida per occupare uno spazio. Si candida per lavorare — con gli strumenti che conosce, per una città che merita di tornare a vivere.