Alla Stellantis di Pratola Serra si lavora, ma non si vedono prospettive. È questo il messaggio netto lanciato da Cgil e Fiom da Avellino, dove stamane al Polo Giovani si è tenuto un incontro sulla crisi dell’automotive che ha riunito i vertici sindacali e i rappresentanti territoriali. Presenti il segretario nazionale Fiom Samuele Lodi, il segretario della Cgil Campania Nicola Ricci e la segretaria nazionale Filctem Cgil Elena Petrosino. Con loro anche la segretaria generale della Camera del Lavoro di Avellino Italia D’Acierno e il segretario provinciale Fiom Giuseppe Morsa.
Lodi: “Stellantis investe altrove. In Italia, incentivi all’esodo”
A delineare il quadro più duro è stato Samuele Lodi. Secondo il segretario nazionale Fiom, la strategia del gruppo non sta puntando sull’Italia, mentre concentra risorse “in maniera significativa” negli Stati Uniti – “per oltre 13 miliardi di euro” – e in Nord Africa. Lodi ha ricordato anche un passaggio che, a suo dire, indica chiaramente la direzione: “un’iniziativa in Confindustria Torino a inizio febbraio”, durante la quale Stellantis avrebbe spinto aziende della componentistica e fornitori a investire e ad aprire stabilimenti proprio in Nord Africa. Il punto, per Fiom, è che in Italia le risorse messe in campo negli ultimi anni avrebbero avuto un obiettivo prevalente: alleggerire gli organici. “Le uniche risorse messe a disposizione, negli ultimi anni, sono quelle che servono a far uscire i lavoratori dagli stabilimenti, quindi gli incentivi all’esodo”, ha detto. Da qui l’allarme su un ridimensionamento graduale: “Se da un lato è vero che l’azienda non ha chiuso fabbriche, è altrettanto vero che la sua strategia è quella di svuotarle lentamente”. Lodi parla di numeri pesanti: “Solo negli ultimi due anni, 2024 e 2025, sono usciti quasi 7mila lavoratori” e avverte che “questo processo proseguirà anche nel corso del 2026”. E su Pratola Serra il messaggio è chiaro: “Siamo in una situazione in cui nello stabilimento Stellantis del territorio si sta anche lavorando, ma è chiaro che senza una visione, senza una prospettiva, questa fase si concluderà e temiamo che si concluderà anche relativamente presto”.
Ricci: “Non si può tirare avanti con 100mila Panda l’anno. Servono ricerca e velocità”
Nicola Ricci, segretario della Cgil Campania, ha posto l’accento sul tema della produzione e della competitività, con un riferimento diretto ai volumi: “Non è possibile tirare avanti nell’automotive con 100mila Panda prodotte all’anno”, sottolineando come la Campania “rappresentava e rappresenta l’80% di tutta la produzione Stellantis”. Per Ricci serve una discussione complessiva su risorse e strategie, e soprattutto un’accelerazione sul fronte dell’innovazione: “Non è possibile che nel momento in cui si pensano nuovi prodotti e ci vorrebbero centri di ricerca, poi si passi alla produzione dopo anni, mentre il concorrente cinese in 6 mesi pensa a un nuovo prodotto, lo mette in produzione e lo mette sul mercato”. Un gap che, nella lettura della Cgil, non riguarda solo la capacità industriale, ma anche il sistema che dovrebbe accompagnare la transizione.
Non solo auto: Menarini, indotto e il nodo della diversificazione
L’incontro ha allargato lo sguardo oltre Stellantis, richiamando anche la Menarini di Flumeri e, più in generale, l’intero comparto industriale. Ricci ha evidenziato la necessità di un cambio di passo anche nel ruolo della Regione: non più soltanto gestione della crisi, ma promozione di progetti e investimenti solidi. “Il tema è indubbiamente l’automotive, ma anche tutto il comparto industriale. Su questo la Regione deve passare anche a una fase diversa rispetto alla gestione delle risorse disponibili: non solo gestione della crisi – e non vorrei essere frainteso, non è che non serva – ma a noi non basta più il tavolo regionale di gestione della crisi. Noi abbiamo bisogno di proposte e di imprenditori con un progetto serio”. Centrale anche il discorso sull’indotto, descritto come vulnerabile perché legato a un solo grande committente. “Non può pagare scelte industriali sbagliate perché è stato monotematico, è stato vincolato ai destini di un grande gruppo come Stellantis”, ha detto Ricci, chiedendo un’azione “propulsiva” per indirizzare la componentistica verso altri segmenti dell’industria. Il ragionamento è pratico: molti componenti e lavorazioni possono essere utilizzati in filiere diverse – dall’automotive all’aerospazio, fino alla manifattura – e questa trasversalità potrebbe diventare una via di salvezza. Da qui la richiesta di una doppia strategia: stringere Stellantis sulle responsabilità industriali e, allo stesso tempo, evitare che l’intero mercato nazionale si trascini nel baratro. “C’è un salto di qualità da fare, che deve partire dal governo per stringere Stellantis e per aprire un mercato che in Italia non può morire insieme a Stellantis. Ci siamo vincolati a un progetto in cui Stellantis non ha nulla di davvero italiano, e l’indotto gira attorno a questo grande settore che va rilanciato da subito”.
Petrosino: “Desertificazione industriale. Servono ammortizzatori strutturali e investimenti sul Green Deal”
La fotografia più ampia e sociale è arrivata da Elena Petrosino (Filctem Cgil), che ha parlato senza mezzi termini di una “situazione davvero drammatica” e di “desertificazione industriale”. A pesare, secondo la dirigente sindacale, sono fattori strutturali: la carenza di infrastrutture e politiche energetiche giudicate insufficienti. Petrosino ha criticato anche il DL Bollette, definendolo non strutturale, e ha espresso timori per un possibile incremento dei prezzi dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente: “con il conflitto scoppiato il 6 ottobre in Medio Oriente avremo un’impennata dei prezzi”. Nel mirino anche le difficoltà della componentistica legata a gomma e plastica, che “sta soffrendo di questioni strutturali che si stanno accentuando”. E il dato umano resta quello più pesante: “È un territorio in cui ogni anno perdiamo 3.000 lavoratrici e lavoratori, famiglie costrette ad andare via per garantire un futuro a sé stesse”. La proposta della Filctem punta a strumenti di accompagnamento delle transizioni: “Se ne esce con un intervento strutturale sugli ammortizzatori sociali, come avvenne nella pandemia con il fondo SURE messo a disposizione dall’Europa, perché noi dobbiamo accompagnare le transizioni, non subirle”. Per Petrosino l’Europa deve affiancare il Green Deal con investimenti pubblici e privati, altrimenti “le aziende e le lavoratrici e i lavoratori rimangono da soli”. La chiusura è stata un richiamo alla vocazione produttiva del territorio e alla necessità di una risposta di sistema: “Continueremo a lottare a tutti i livelli, cercando di creare rete tra istituzioni, mondo del lavoro e parti sociali per trovare risposte strutturali e non più spot, perché vogliamo che territori come questo continuino nella loro vocazione manifatturiera. Questo è un paese, è un territorio che senza l’industria non va da nessuna parte”.

