L’ex sindaco Antropoli racconta la sua storia: in carcere da innocente, ho rischiato di morire

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2009

AVELLINO- Quattro mesi in carcere, due ai domiciliari, per poi essere assolto definitivamente dopo sei anni . È la storia di Carmine Antropoli, ex sindaco di Capua, apprezzato chirurgo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, accusa da cui in primo grado ed anche in Appello e’ stato assolto “perché il fatto non sussiste”. La sua storia e’ raccontata in un libro “Dal Volturno al Tevere al Nilo”, i nomi delle Sezioni del Carcere dove e’ stato recluso. Oggi pomeriggio, il libro del chirurgo e’ stato presentato nell’ambito del convegno promosso dall’ordine degli Avvocati di Avellino sulla carcerazione preventiva. Il messaggio è questo: ho subito quattro mesi di carcere e tre di domiciliari da innocente. Questo lo abbiamo stabilito dopo, ma si vedeva anche prima, perche’ bastava solamente leggere le carte. Il problema e’ che purtroppo queste cose continuano a succedere tutti i giorni e chi sbaglia non paga. Io faccio il chirurgo di professione, abbiamo un’ assicurazione al di fuori, pagata personalmente e lavoriamo con malattie complesse, con tumori. Ci assicuriamo, e se sbagliamo, paghiamo. C’e’ un processo penale, uno civile e tutto il resto. Non vedo perche’ ci debbano essere delle professioni, che pur facendo dei danni indelebili, da un punto di vista psicologico e anche fisico, durante i miei quattro mesi di carcere ho avuto un grave episodio di tiroide, stavo morendo, ho perso 25 chili. Non avevo alcun pericolo di fuga o possibilità di inquinare le prove, eppure sono stato arrestato tre anni dopo la fine del mio mandato da sindaco, come misura cautelare. Perché? Per spettacolarizzare la giustizia”. Ma Antropoli si e’ difeso: “Dal giorno dopo, i miei figli, allora adolescenti, hanno sofferto tantissimo. Io ho sofferto tantissimo, mi sono difeso nelle aule del Tribunale, dopo sei anni sono stato assolto in primo e secondo grado perché il fatto non sussiste”. Al Referendum Antropoli sosterrà il Si. “Questa esperienza mi porta a dire sì al referendum- ha spiegato il chirurgo- tutte le professioni che sbagliano devono pagare, perché i magistrati non devono rispondere allo stesso modo. Perché chi giudica deve essere uguale a chi inquisisce e devono appartenere allo stesso Ordine. Una riforma in questo senso è epocale. Sbagliare e non votare in questo senso, significa fare un danno all’ Italia”. Infine la spiegazione del titolo del suo libro “Dal Volturno al Tevere al Nilo: Storie umane e di mala giustizia”. “Dal Volturno e’ la città di Capua, che si trova nell’ansa del Volturno , il Tevere e’ l’Alta sicurezza dove sono stato per un mese insieme ai mafiosi , poi arrivo’ una lettera dal Ministero per cui si diceva : trasferitelo al Nilo, dove stavano i detenuti comuni”.