Congresso PD, ecco il manifesto programmatico di Pellegrino Palmieri

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AVELLINO- “Non amministrare il declino, ma costruire una direzione”. E’ il titolo del manifesto programmatico scelto dalla lista di “Radici e Futuro”, quella che sostiene la candidatura di Pellegrino Palmieri alla guida della segreteria provinciale del Partito Democratico. Un manifesto che sarà sottoppsto ai Circoli, chiamati a decidere tra Palmieri, candidato dell’area Iovino-Santaniello e di altri gruppi che si sono uniti sulla candidatura e Marco Santo Alaia, candidato di un’area che comprende Maurizio Petracca fino ai componenti dell’ala Schlein e altri gruppi come i giovani che si collocano nell’area che fa riferimento ad Umberto Del Basso de Caro.
SENZA VISIONE NON C’E’ POLITICA
Parte da una riflessione del filosofo Massimo Cacciari il manifesto programmatico del candidato Palmieri: «Senza visione non c’è politica, ma solo amministrazione del declino.» La riflessione di Massimo Cacciari descrive con precisione un rischio che riguarda oggi anche il Partito Democratico in Irpinia: limitarsi alla gestione dell’esistente, rinunciando alla funzione più alta della politica, quella di indicare una direzione”.
IL CONGRESSO DEL PD NON E’ SOLO UNA SCADENZA INTERNA
“Il congresso provinciale del Partito Democratico di Avellino non è una semplice scadenza interna. È un passaggio che riguarda l’intera comunità irpina, perché dal ruolo e dalla qualità del principale partito di centrosinistra dipende anche la capacità del territorio di leggere il presente e costruire il futuro. Radici e Futuro nasce per alimentare questo confronto, andando oltre una mera conta elettorale e ponendo al centro un’idea condivisa di partito. Negli ultimi anni il PD ha progressivamente smarrito la propria funzione politica, riducendosi spesso a un partito di amministratori e di sindaci. Un modello che può garantire una gestione ordinaria, ma che rinuncia alla formazione, alla partecipazione e al coinvolgimento attivo di cittadini e lavoratori. Noi pensiamo invece a un partito inteso come comunità politica aperta, luogo di confronto reale ed elaborazione collettiva.

Palmiro Togliatti definiva la politica come organizzazione delle speranze. Senza un orizzonte di trasformazione, un partito progressista perde la propria ragion d’essere. Questo vale oggi più che mai, in una fase segnata dal riarmo, dai conflitti, dalla tragedia dei migranti nel Mediterraneo, dal genocidio del popolo palestinese e da una crisi climatica che colpisce duramente anche il nostro territorio e il settore agricolo. In questo contesto si inseriscono anche i gravi eventi che hanno visto protagonista il Venezuela, con il rapimento del suo presidente: una palese violazione del diritto internazionale che alimenta instabilità globale e accresce il rischio di una guerra totale”. E nell’ultimo capitolo c’e’ il riferimento a Don Milani: “Ma la credibilità della politica si misura anche nella capacità di incidere sulla vita quotidiana delle persone. La sanità territoriale è oggi uno dei terreni decisivi: liste d’attesa infinite, presìdi depotenziati, cittadini costretti a spostarsi o a rinunciare alle cure. È qui che un partito deve tornare a stare accanto alle persone, dando voce a bisogni concreti e difendendo il diritto alla salute come pilastro dell’uguaglianza.Su questi temi la politica non può rifugiarsi nel silenzio o nella prudenza. Serve il coraggio di prendere posizione. Rivendichiamo una collocazione chiara a sinistra, fondata sulla difesa del lavoro, dei diritti sociali, della pace, dell’ambiente e della dignità umana. L’ambiguità non è equilibrio, ma rinuncia al proprio ruolo.
Anche l’Irpinia paga il prezzo dell’assenza di visione. Avellino appare sempre più marginale, priva di una funzione propulsiva, rischiando di adattarsi al declino invece di contrastarlo. Senza una politica capace di progettare e coinvolgere, non c’è rilancio possibile. Il partito che immaginiamo non è solo una macchina elettorale, ma una comunità che forma e partecipa. Come ricordava Don Lorenzo Milani, la politica è lo sforzo di uscire insieme dai problemi comuni.
Questo congresso può essere l’occasione per cambiare passo: non per amministrare il declino, ma per costruire un orizzonte nuovo”.