Giovanni Airola, 42 anni e 7 mesi al “Colletta”: la memoria di un custode di generazioni

0
5122

Per 42 anni e 7 mesi ha varcato ogni mattina il portone del Liceo Classico “Pietro Colletta” di Avellino, diventando una presenza storica e amata: custode, punto di riferimento, confidente, “preside” per affetto, “sceriffo” per necessità. Oggi, a distanza di anni dalla pensione, Giovanni Airola ha deciso di rendere pubblica una lettera scritta di suo pugno, parole semplici e dirette che raccontano una vita trascorsa tra corridoi, studenti, professori, affetti e responsabilità. Una testimonianza che non è solo personale, ma memoria collettiva.

“Avevo 29 anni, facevo il benzinaio con tre figli e mia moglie, e prendevo 23 mila lire. Campavo stentato. Nel 1966 ebbi una supplenza di collaboratore scolastico al liceo Colletta, per tre mesi. Abitavo a Valle e ogni mattina mi avviavo puntualmente al lavoro, dove ero stimato dai colleghi per la mia puntualità. Il liceo ergeva maestoso su un dirupo scosceso. Non c’erano strade fatte bene, poi pian piano sorsero palazzi e vie asfaltate.”

Giovanni racconta con umiltà come, passo dopo passo, il lavoro lo abbia fatto crescere: “Cominciai a farmi voler bene e ad apprezzarmi. L’ENPAS mi diede un vestito come i ferrovieri e un paio di camicie bianche: si usava la giacca per tutti. La supplenza si allungò e ottenni la nomina in ruolo come addetto ai servizi di educazione fisica. La palestra di sera era il tempio del basket.”

Con il tempo, Giovanni divenne molto più di un collaboratore scolastico: “Tutti i colleghi e professori mi facevano sentire grande. Fui eletto consigliere al consiglio d’istituto e tutti gli alunni che si sono susseguiti dal 1968 avevano un punto di riferimento in me. Tutti i presidi che si sono succeduti mi apprezzavano. Gli alunni mi chiamavano ‘mito’. Ogni viaggio di istruzione, anche all’estero, ero presente per vigilare su di loro. Con un altro consiglio d’istituto fui nominato custode del plesso e consigliere alla giunta esecutiva con delega alla firma, occupandomi anche di ritirare gli stipendi dei professori con un altro docente delegato alla Banca d’Italia.”

Le soddisfazioni non mancarono: “Ad ogni festa gli alunni pensavano a farmi un pensiero: medaglie, coppe, qualche quadro con scritto ‘per Giovanni, nostro preside’. Nel mio ruolo di custode sventai insieme alla polizia di Stato dei furti e fui soprannominato ‘custode-sceriffo’. Lo Stato mi ha conferito l’encomio di Cavaliere della Repubblica.”

Eppure, Giovanni rimane umile: “Avrei ancora tante cose belle da raccontare, perché al liceo con tutti i prof e colleghi eravamo una famiglia. Ma mi fermo qui. Ho avuto giorni bellissimi con la mia famiglia, che amo e stimo tanto. Ora ho raggiunto la tenera età di 88 primavere, di cui 42 anni e 7 mesi passati al liceo, senza la maturità.”

Giovanni Airola non è stato soltanto il custode del Colletta: è stato custode di storie, generazioni, valori. Per gli studenti era una presenza rassicurante, per i docenti un alleato silenzioso, per lo sport e in particolare il basket irpino un punto di riferimento autentico. Oggi, quelle parole, scritte con una calligrafia che racconta il tempo e la vita, restituiscono alla città un pezzo della sua anima. Perché certe figure non vanno davvero in pensione: restano nella memoria di chi le ha incontrate.