Tradizioni ancestrali rivivono a Chiusano con la cattura dell’orso

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Chiusano San Domenico – Due eventi caratterizzano antiche usanze cerimoniali irpine, tra sacro e profano, di evidente tradizione agro-pastorale: il primo, diffuso in diversi paesi della provincia, è legato ai cosiddetti “focaroni” di Sant’Antonio del 17 gennaio; il secondo è quello della “cattura dell’orso” del 2 febbraio ed è presente nel solo paese di Chiusano San Domenico.
Anche la “cattura dell’orso” è un interessante esempio di tradizione folklorica non del tutto amalgamata intorno alla tradizione religiosa della candelora, se non per la data ed il significato simbolico sotteso. L’orso (in realtà un uomo mascherato sotto la pelle dell’orso) riporta ad antiche credenze totemiche, reminiscenza dei saturnali romani e di riti celtici: incatenato, beffeggiato e picchiato riproduce nella metafora del ballo la vittoria del bene sul male, della primavera sulla stagione invernale, in quanto l’orso con l’inverno va in letargo per risvegliarsi a primavera.

IL RITO – Dalla piazza del paese si diparte una piccola processione di gente, tra cui alcuni cacciatori con l’intento di simularne la cattura, simbolo esoterico della fine della brutta stagione e della purificazione dalla nigrido, cioè dallo stadio immediatamente precedente la prima illuminazione: il rito ripropone la celebrazione del ritorno della luce e la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Non a caso in alcuni luoghi la candelora viene chiamata “giorno dell’orso”: in questo particolare giorno l’orso si risveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana per vedere com’è il tempo e valutare se sia o meno il caso di mettere il naso fuori. Un proverbio popolare sostiene che “quando viene la candelora de l’inverno siamo fora, ma se piove e tira vento de l’inverno siamo dentro”. E’ quindi il momento di passaggio tra l’inverno-buio-morte e la primavera-luce-risveglio e la festa dà occasione a pronostici sull’inizio della primavera. Al rito rurale del mese di febbraio dell’orso, collocato nel ciclo agreste vegetativo, si è sovrapposto il rito cristiano della benedizione delle candele introdotta dal clero nel secolo IX-X, che ha ripreso i lupercalia che si celebravano nel mese di febbraio, ultimo mese dell’anno per i romani, con intenti di purificazione prima dell’avvento del nuovo anno (februatio era la purificazione della città ad opera di donne che giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce) e tradizioni celtiche legate alla dea Brigit, divinità del fuoco sacro.

La candelora celebra la presentazione di Gesù al tempio, che apre il cammino verso la Pasqua di Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo: la candela è simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti” come viene chiamato il neonato Gesù dal vecchio Simeone. La vergine Maria seguì il rito di purificazione di 40 giorni prescritto nel levitico per gli antichi ebrei dopo il parto di un maschio. E tale purificazione fu fatta coincidere con la festa pagana dedicata a Giunone e ai lupercali oltre a stratificarsi con analoga festa celtica del ritorno della luce, con il risveglio della Dea Terra.

Da quanto sopra sommariamente descritto si può notare che un unico filo conduttore lega i due eventi, che muovono dall’antitesi buio-luce, vita-morte, inverno-primavera, bene-male, tipica di una società attenta allo stretto rapporto tra uomo e natura, in cui la vita collettiva è un potente antidoto alla solitudine che attanaglia l’uomo contemporaneo, che ha smarrito i valori sottesi in una società arcaica sì, ma in cui non si viveva disancorati dalla natura e dagli altri.
Sia i focaroni di Sant’Antonio che la Candelora si caratterizzano come feste collettive della luce e dell’incontro, e risulta interessante la riscoperta socio-antropologica dell’attualità di valori da additare all’uomo di oggi smarrito e senza meta, immerso in un buio più profondo della notte invernale, che invece cederà alla luce della primavera e della rinascita.
Da sottolineare infine il legame che i due eventi hanno con il carnevale, in quanto la notte dei falò dà inizio al carnevale, nell’orso si può vedere l’identificazione con il carnevale, entrambi riti collettivi che possono essere un’occasione preziosa per riflettere.

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