Chiuso da un anno tra le polemiche il suggestivo borgo di Quaglietta

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di Paola De Stasio. Calabritto – Chiuso da un anno tra le polemiche il suggestivo borgo di Quaglietta. Dopo i lunghi lavori di restauro post sisma, nel 2016 era stato trasformato in “Albergo Diffuso” ed inaugurato alla presenza del governatore della Campania, Vincenzo De Luca.  Dal 2023 è chiuso.  Non visitabile. E’ ritornato un borgo fantasma. Sospese tutte le attività, sia l’Albergo Diffuso” e sia il ristorante,  “sfrattati” i gestori.   Perché da borgo restaurato è diventato un borgo abbandonato? Sullo sfondo problemi di gestione, intoppi burocratici, mancati pagamenti di canoni di locazione.  In questi giorni si fa largo una proposta del gruppo di minoranza “Siamo l’Alternativa” per riaprire l’ “Albergo Diffuso”. Questo è un luogo che trasuda storia, nato durante il regno dei Longobardi come presidio militare, un baluardo difensivo contro gli attacchi dei Saraceni, in epoca medioevale divenne un castello di riferimento per tutti i comuni dell’Alta Valle del Sele .  Un luogo che ha da tanto da raccontare ed offrire ai turisti:  dall’architettura al paesaggio, all’enogastronomia. Eppure è chiuso. I visitatori lasciano commenti sul web  del tipo “spettacolare borgo. Peccato che non sia visitabile”.

Ora ci sta pensando la minoranza consiliare di Calabritto, “Siamo l’Alternativa” con il suo capogruppo, Carmine Calvanese a dare la sveglia su questo tema tanto caro agli abitanti di Calabritto e della frazione di Quaglietta. La vicenda del borgo va ben oltre i confini di Calabritto, avendo tutte le carte in regola per essere un luogo simbolo di un’Irpinia che dice di puntare sul turismo, che partecipa a progetti, e poi , spesso, in concreto, non è neppure in grado mettere a frutto ciò che già esiste. Carmine Calvanese e Antonio Melillo hanno presentato una proposta di Manifestazione di interesse per la gestione dell’Albergo Diffuso nel borgo che coinvolga la popolazione locale nella gestione delle attività, promuova il turismo lento e sostenibile e favorisca la commercializzazione di prodotti tipici. “Noi abbiamo organizzato anche due assemblee pubblica ed altre ne faremo su questo tema – sottolinea Calvanese –  Non si può tollerare che un borgo nato e pensato come risorsa per lo sviluppo e che ha avuto, nonostante vari problemi organizzativi,  già migliaia di visitatori cada di nuovo nell’oblio con contraccolpi forti sull’economia di Quaglietta e di Calabritto. Questa chiusura è figlia della mancanza di progettualità,  di visione del futuro, di programmazione e di controllo. L’obietto è ora di rilanciare il borgo al più presto senza rimanere impanati in  beghe burocratiche. Abbiamo proposte concrete e siamo pronti a condividerle con la comunità”.

C’è grande interesse a Calabritto intorno a questa iniziativa, le comunità locali sono orgogliose del borgo e credono che un progetto che parta dal basso possa dare la spinta per un rilancio vero e soprattutto duraturo.