Da Andretta ad Avellino, tra Palio e Corteo. Ma il turismo…stenta

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( di Antonio Porcelli) – Che cosa può rappresentare la due giorni del quarto corteo storico dei costumi popolari dell’Alta Irpinia nel contesto turistico del territorio alle prese con il pio desiderio di vacanze irrealizzabili abbinate anche alla fuga dalla città? Forse nulla, granelli di sabbia in una clessidra velocemente capovolta con l’unica illusione di accelerare tempi e anticipare il giro dei secondi. L’attimo di una giornata in un paesello d’Irpinia è forse diverso dal flash di 24ore di un paese dell’Umbria o della Val d’Aosta? Sì, è diverso. Per organizzazione, flussi turistici, comunicazione e gusto della partecipazione. Eppure l’Irpinia continua incessante a proporsi nei suoi borghi e nelle stradine spesso inerpicate con momenti di aggregazione e feste dal sapore antico. E’ la storia di ieri che non vuole essere sommersa dalla dimenticanza e dal virtuale che anche da noi si fa largo con manifestazioni al femminile e muscoli dorati pur di allietare serate in nome di dilettanti spesso allo sbaraglio. E allora cosa non va nel turismo locale? Cosa indispettisce i tanti cittadini alle prese nella stessa ora dello stesso giorno con programmi e feste organizzate, ( sembra quasi un dispetto), tra paesi nel raggio di pochi chilometri? La risposta è facile e riguarda la programmazione, il coordinamento e la scelta degli eventi. E’ talmente facile la risposta che la ascoltiamo da anni ripetere come un disco vecchio a 45 giri incantato tale da graffiare parole, suoni ed emozioni. Tutti da anni ripetono la stessa musica e tutti rinnegano il passato delle precedenti amministrazioni in nome di novità che stentano a decollare. Questa mattina, nell’austero salone del Carcere Borbonico tra i tanti concetti espressi, sono risuonati come d’incanto, i termini di pacchetti turistici, itinerari e riduzione dei contributi dati a pioggia. Bene ha fatto il neo titolare del turismo di Palazzo Caracciolo, Raffaele Lanni nell’evidenziare la “svolta” sul futuro del turismo in Irpinia. Parole ben dette e apprezzate da tutti: ora si tratta di mettere mano al progetto con professionalità e logiche trasparenti in cui i comuni possano organizzarsi dal basso consentendo all’Ente di coordinamento le scelte mirate per rendere fruibile un turismo di qualità e all’altezza delle aspettative dei clienti in cerca di emozioni. E così la Storia del corteo storico andrettese e dei costumi popolari dell’Alta Irpinia apprezzabile per l’impegno dei suoi organizzatori, ad iniziare dall’indomabile Nicola Di Guglielmo in sintonia con la paziente tessitura di Giovanna Ciaraldi e dalle brillanti intuizioni del prof. Giuseppe Acocella, diventa l’occasione per un momento di riflessione sulla storia del passato che riesce ad accomunare paesi limitrofi come Bisaccia, Andretta, Calitri e Sant’Angelo dei Lombardi, Aquilonia, Lioni in una sorta di viaggio ripercorrendo la ricostruzione della visita effettuata dal feudatario Gianvincenzo Imperiale nel lontano 1663. Un corteo storico tra storia e leggenda come accade in tanti altri paesi della nostra Italia con pubblico e partecipazione di turisti attratti dall’evento e dalle invitanti giornate agostane. Andretta, come il Carro di Mirabella, Flumeri, il Palio della Botte, il Palio dell’Anguria, Castellarte, la rievocazione del Dono delle “Sante Spine”, le edizioni del Castello della Leonessa di Montemiletto, gli eventi di San Martino Arte, etc. sono segnali di una vitalità e di una rielaborazione storica che vanno sostenuti, finanziati, proposti al pubblico regionale e nazionale per aprire le “porte” dell’Irpinia. Che sono ancora chiuse, immerse nella “presunzione” del localismo sfrenato e nell’utopia della politica dello struzzo e del tirare a campare. Occorre pertanto lavorare sugli Eventi di qualità in grado di attrarre persone e professionisti della comunicazione, per non apparire i cugini poveri di un Sannio in ascesa e di un Cilento che abbinato alle meraviglie della Costiera è in grado di proporre Arte e Festival di ogni ordine e grado. Nel settore Turismo abbinato alle proposte culturali siamo purtroppo la Cenerentola della Campania. Occorre rimboccarsi le maniche e lavorare in profondità per vivere in estate… come d’inverno i cortei della memoria e la rivisitazione della Storia tra l’apprezzamento generale del cittadino alla ricerca del Bello e del gusto della vita. Tra Arte – Cultura – Natura – Gastronomia e politica dell’accoglienza, il Miracolo può riuscire. Basta crederci, con rigore e senza le improvvisazioni dell’antica e superata arte della politica: quella della strumentalizzazione a tutti i costi.

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