Ofantina, tante foto strette ad un cuore

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‘L’Ofantina maledetta ha portato via un’altra vita’. Con questo grido, nato dalla saggezza di un anziano, triste presagio e drammatico monito, è partita alle 14.15 di questo pomeriggio, la marcia per la vita. Una marcia per ricordare. Una marcia per reagire. Una marcia per protestare. Una marcia per ‘scuotere’. Tanti propositi in un unico gesto che ha visto la partecipazione di mille cittadini, tutti ‘condannati’ a convivere con l’arteria killer. Un corteo raccolto e silenzioso. Gli striscioni ad aprire le strada. I familiari delle vittime: foto strette ad un cuore che ancora piange un indimenticato dramma. Dopo i genitori i sindaci, primi cittadini di comunità stanche di assurgere agli onori della cronaca per essere, in un modo o nell’altro protagonisti di tragedie. Dietro i gonfaloni, la gente. E nel raccoglimento generale non sono state le parole a far rumore, ma i ricordi. I ricordi di sorrisi spezzati. I ricordi di chi ha lasciato su quel tratto maledetto un futuro giunto tragicamente al suo termine. Cinque chilometri di un’Ofantina libera come mai. Silenziosa come chi, in quel preciso momento, calpestava quell’asfalto odiato e temuto. Cinque tappe: un lumino ai piedi dei guard-rail. Una lacrima non più trattenuta, quella di chi non può dimenticare. Un mazzo di fiori a sostituire le composizioni appassite dalla pioggia, dal vento, dallo sguardo fuggitivo di chi si appresta ad attraversare quelle cinque ‘stazioni’ ignaro delle tragedie che nascondono. Un applauso: uno scrosciare di mani in nome di chi va e deve andare avanti per far vivere comunque, attraverso una foto, un racconto, un aneddoto, chi non può più farlo. Nessuna parola. Non ne servivano davvero. Erano gli occhi di madri straziate a gridare giustizia. Erano le braccia vuote di giovani vedove a bramare giustizia. Era la forza di padri arrabbiati che al dolore ha sostituito la voglia di reagire in nome di un amore perduto. Vincenzo, Concetta, Antonio, Giuseppe non saranno dimenticati. Poi l’ultima tappa, la più recente. La marcia termina così come ha avuto inizio, riesplode la saggezza degli anni per gridare: ‘Ora è così, ma tra venti giorni chi ci sarà più qui a piangere?’. E l’Ofantina osservava in silenzio con il respiro collettivo dei tanti e un solo interrogativo: la forza dell’amore, potrà cambiare le cose? (di Manuela Di Pietro)

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