Non è mai troppo tardi per la buona politica. Una politica rigenerata, che abbia recuperato la sua alta e insostituibile funzione di servizio. Una politica in grado di affrontare i grandi temi di una società nella quale più che le opportunità, si sono accentuate le esclusioni, la precarietà, le disuguaglianze. Una politica, insomma, che presuppone una scelta: continuare ad occuparsi della cosa pubblica fine a stessa o ridurre le logiche di potere e il divario, sempre più ampio, tra politica e società, tra politici e cittadini? Il 2008 per Alberta De Simone non è tutto da buttare, ma la vera sfida comincia con l’anno nuovo. L’ex presidente della Provincia traccia il bilancio degli ultimi dodici mesi, riconoscendo il merito delle iniziative portate a termine nella prima metà dell’anno e il valore del confronto diretto con gli altri, riscoperto in questo finale di stagione. “Abbiamo seminato tanto e abbiamo raccolto molto di più (vedi Crom e Università Enologica). Ma non basta. Lo sviluppo dell’Irpinia passa attraverso un’immagine nuova dell’Irpinia. Abbiamo il dovere di dar vita ad un sogno di rinnovamento possibile e credibile, scuotendoci di dosso tutto quello che continua a soffocare il bisogno di cambiamento che è proprio di questa parte del paese che non ne può più di orpelli, inefficienze e vecchi modi di fare politica che, tra l’altro, rendono sterile il confronto delle idee. Personalmente negli ultimi sei mesi del 2008 ho investito gran parte del mio tempo in relazioni umane e ho ricevuto in cambio affetto ed attestati di stima”. Un test importante per un banco di prova impegnativo. La ricandidatura non è poi così lontana… “Se il Partito Democratico riterrà opportuno puntare ancora su di me, sarò lieta di riprendere da dove avevo lasciato. Un’ultima stagione per completare quel lavoro interrotto in modo brutale e canagliesco. Probabilmente se avessi avuto l’opportunità di portare a termine il mandato, oggi non avrei avuto nessun problema a farmi da parte”. Lo scontro con Ciriaco De Mita è tutt’altro che chiuso. “Ha impiegato sei mesi per confessare un passaggio a destra che aveva già deciso a giugno e continua ad arrampicarsi sugli specchi per trovare una giustificazione alle sue mediocri manovre. Questi ‘patti e non patti’ sono misera cosa. Tuttavia è un trasformismo inspiegabile, considerando il suo percorso politico”. Ma c’è chi implora un’inversione di tendenza. Lo stesso segretario provinciale del Pd, Franco Vittoria, spinge verso un ricambio delle classi dirigenti. Una posizione che non smonta l’entusiasmo di Alberta De Simone che conferma e sottoscrive. “Il cambiamento è nel Dna del Pd. Questo partito è nato per rinnovare, non per conservare. Ma per farlo abbiamo bisogno di far posto a chi il bisogno di rinnovamento lo vive quotidianamente sulla sua pelle, nel suo lavoro. Ai giovani che vivono con apprensione il proprio futuro, ai lavoratori ed ai precari che vivono sulla propria pelle l’incertezza della propria condizione. Insomma da questi, uomini e donne, devono formarsi i nuovi gruppi dirigenti”. Intanto in casa Pd prende piede l’ipotesi di una sfida tutta rosa per la corsa a Palazzo Caracciolo (De Simone-D’Amelio, ndr). L’ex presidente, però, dribbla i pettegolezzi e punta alla sostanza. “Dobbiamo avere il massimo rispetto per i ruoli istituzionali ma anche la fermezza necessaria per sostenere un confronto serio sui temi importanti, coltivando la partecipazione e la condivisione delle scelte, valorizzando le competenze ed assumendoci poi la responsabilità di decidere”. Infine l’augurio per il 2009. “La politica ha bisogno di ritornare ‘povera’: lontana, cioè, dai palazzi e più vicina alle istanze della gente”. (di Marianna Morante)
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