Provincia – De Simone nomina Garofalo, attende i Popolari e il Pd…

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Avellino – Doveva essere il giorno del nuovo assessore. Il decimo. Il ‘cavaliere’ indipendente che avrebbe dovuto soddisfare gli equilibri della macchinosa scacchiera di Palazzo Caracciolo. Ma il destino, si sa, a volte è beffardo e quelle paure, che tanto la Presidente De Simone aveva demonizzato, hanno finito per materializzarsi. L’invito all’umiltà suggerito ai partiti maggiori, l’esortazione ad allargare i confini del confronto e a non scivolare nei costumi della prima Repubblica, sembrerebbero non aver convinto il Pd. Alla conferenza stampa di presentazione di Dora Garofalo, quarant’anni di esperienza nella scuola, prima come docente e poi come dirigente del Vanvitelli di Lioni, moglie di Michele Forte da sempre vicino alle posizioni di Gerardo Bianco, c’erano –oltre alla Presidente De Simone- tutti i rappresentanti dei cosiddetti partiti minori (Giacomo Carpenito, Franco Mazza, Pasquale De Fabrizio, Bruno Fierro, Domenico Ranaudo e Luigi Mainolfi).
Grandi assenti… Popolari e Democratici, impegnati al tavolo (presieduto da Sicuranza, Solimine e Lo Conte) di un progetto per lo sviluppo dell’Ufita. Assenza che non scalfisce l’ottimismo della De Simone che, anzi, abbraccia la causa ‘Abate’ e apre alla possibilità di riconoscimenti negli Enti. “Mi hanno indicato il sindaco di Montemiletto – afferma – l’ho atteso per la firma ma non si è presentato. Da parte mia c’è il massimo rispetto per i Popolari”. Tanto da assicurare loro la giusta ricompensa in vista delle sei nomine di competenza della Provincia che dovrà effettuare negli Enti (Ato in primis, ndr). Qualora dovesse accettare, Eugenio Abate riceverà il pacchetto deleghe che fu del defunto Emilio Ruggiero. A Dora Garofalo va il 90 per cento degli incarichi affidati a Franco Lo Conte (Lavoro, Politiche per l’Occupazione, Centri per l’Impiego, Formazione). La delega al Personale passa alla De Simone mentre Contenzioso e Contratti (respinti dal neo assessore perché non affini al suo profilo) resteranno in mano a Lo Conte fino alle sue dimissioni. È la presidente di Palazzo Caracciolo a chiedere ufficialmente la destituzione dell’esponente arianese. “E’ un segno di umiltà. Il Pd deve necessariamente rientrare in una occupazione di spazi più conforme alla consistenza numerica”. I democratici dovranno dunque immolare un assessore: da tre passano a due, mentre i popolari ne guadagnano uno e raggiungono quota due. Immutate le nomine in Giunta per i cinque partiti della coalizione che mantengono un assessore a testa. “Ho ricevuto non poche pressioni dai capigruppo di Pd e Popolari. Alla fine ho preso la mia decisione”. Una decisione “irrevocabile e irrinunciabile. La legge mi conferisce il potere di nominare e revocare gli assessori. Pertanto – precisa Alberta De Simone – il mio diritto è inattaccabile, pena la decadenza della politica”. “Una donna (mancava una quota rosa dopo le dimissioni di Rossella Grasso), una esperta della materia, dall’alta competenza, trasparenza e professionalità. Una figura super partes, non indicata da nessun gruppo di maggioranza ma inquadrata nel centrosinistra”. Prerogative definite a grandi linee nel documento sottoscritto dai capigruppo e presentato alla presidente prima delle grandi manovre. Tre i punti su cui tutti i partiti di maggioranza hanno concordato: rispetto del patto elettorale del 2004; attuazione del programma del 2004; nuovo assetto della Giunta in base alle nuove ricomposizioni. “Il documento, peraltro, escludeva trasformismi. Motivo che ha incoraggiato ancora di più la mia scelta”. Lusingata ed onorata per la fiducia accordatale, Dora Garofalo traccia in poche battute le finalità del suo impegno. “Entro in una squadra da indipendente, senza rinnegare la mia formazione culturale e politica di democristiana. Auguro una comunione pacifica di intenti e obiettivi per assolvere al meglio i compiti per cui siamo stati chiamati”. L’appello alla riconciliazione, in un clima politico arrugginito dai rancori, chiude anche l’intervento della De Simone. “Ringrazio i piccoli partiti che con serietà e collaborazione hanno accordato la fiducia a questa amministrazione. Ai grandi dico: superiamo l’astio, non facciamo l’errore di lasciarci guidare dall’istinto piuttosto che dalla ragione”. Appello disatteso dagli assessori del Pd, Francesco Barra, Eugenio Salvatore e Franco Lo Conte, che nel pomeriggio hanno protocollato le dimissioni al partito che si riserverà di decidere nelle prossime ore. (di Marianna Morante)

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