Esi 2007: una nuova scala di intensità dei terremoti che da oggi non si misurano solo in base ai loro effetti su edifici, città e infrastrutture, ma anche tenendo conto degli effetti sull’ambiente. Il tutto per rendere più facile la prevenzione di catastrofi causate dai sismi, come quelle che il nostro Paese ha vissuto nel passato, con migliaia di morti e miliardi di euro di danni. La scala di Esi è costituita da 12 gradi di intensità, con struttura analoga a quelle tradizionali, da linee guida che definiscono le procedure per usarla e chiariscono i fondamenti scientifici su cui è basata. Lo scopo principale è quello di integrare le scale classiche – Mercalli, Cancani, Sieberg – che si basano essenzialmente sui danni agli edifici, e sostituirle quando queste non sono in grado di fornire stime attendibili. Cosa che accade soprattutto per i terremoti che superano il X grado. La nuova scala consente anche una migliore valutazione dell’intensità sismica nell’area interessata, che viene stimata a partire da quella dei terremoti storici, consentendo, con l’esame degli effetti sull’ambiente, di confrontare eventi avvenuti in epoche diverse e prevenire quelli futuri. In Italia, la grande disponibilità di fonti storiche consente di definire lo scenario degli effetti prodotti dai terremoti nell’arco di molti secoli, valutando i rischi per il territorio, come successo durante il terremoto del 1980 in Irpinia, che, come risaputo, preceduto dai tre eventi sismici del 1688, 1805 e 1930. I valori di intensità ESI in Irpinia sono risultati sistematicamente maggiori di quelli attribuiti in base allo scuotimento degli edifici.
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