Basket – Gianluca Tucci, ricordi e consigli di un ex lupo

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Avellino – Menotti Sanfilippo in questa stagione ha spesso detto, giustamente, che la parola miracolo è stata usata in modo superfluo in troppe circostanze, perché la Scandone non è un miracolo, ma una realtà. I miracoli, le grandi imprese in casacca biancoverde sono quelle fatte gli anni passati da personaggi che hanno portato alla ribalta Avellino. Uno dei protagonisti di quelle fatiche è Gianluca Tucci ex coach prodigio della Scandone, che ha collezionato con il sodalizio irpino due promozioni, regalando ai biancoverdi l’ascesa al grande basket di serie A, nello spareggio di Ancona un lontano giovedì di fine maggio. In quel periodo a metà anni ‘90 è iniziato il miracolo Scandone. Con Tucci abbiamo parlato della stagione appena conclusa, cercando di dare un giudizio sul campionato italiano, della squadra irpina, cercando di capire come mai il sodalizio avellinese è sempre alle prese con gli ‘antichi’ problemi economici.
Quest’anno il campionato italiano è sembrato equilibrato, ma sempre più livellato verso il basso. Come mai?
“Anche se impegnato con la mia squadra a Trapani, ho seguito con attenzione la serie A. Ci sono state alcune squadre che hanno deluso le aspettative. Roma ad esempio nella prima parte della stagione ha avuto difficoltà, Treviso è stata penalizzata dalle vicende giudiziarie, Milano è arrivata in alto tra luci ed ombre, Napoli e Bologna, sponda Fortitudo, hanno completamente deluso. Il livello è stato basso probabilmente, però fino all’ultimo il campionato è stato incerto ed emozionante, più imprevedibile, meno scontato del solito. È salita anche la qualità delle altre squadre, Montegranaro, Upea, Scafati hanno fatto bene. Ci sono società che hanno chiuso un ciclo, vedi Treviso e Climamio.”
Proprio l’equilibrio e l’imprevedibilità di cui parli è venuta fuori anche nei play-off. Nelle semifinali Roma e Bologna hanno cominciato con il botto. Chi pensi alla fine andrà in finale?
“Roma è una squadra trasformata, si vede la mano di Repesa. Siena è la favorita, ma la vittoria finale non deve essere scontata. Le altre squadre possono dare tanto. La VidiVici ad esempio dopo aver conquistato l’accesso in Eurolega può giocare con meno pressione rispetto a Milano e a Siena che sono state costruite per vincere. Ma anche questi play-off sono inaspettati per via della mancanza di squadre che negli ultimi avevano fatto la storia della nostra pallacanestro”.
Da esperto della serie B come giudichi la presenza di tanti stranieri in Italia?
“Non si può esprimere un concetto preciso, non possiamo dire con certezza se sia giusto o sbagliato. Sono convinto di una cosa, le squadre di serie A devono guardare di più nelle categorie minori, sia serie B che Legadue perché anche lì ci si può pescare bene. Un esempio di ciò che dico è Poeta, che ha trascinato nel finale di stagione Teramo alla salvezza, nonostante ad inizio campionato non giocasse moltissimo. Quindi ci si deve avere qualcuno che oltre ad andare in America a scovare talenti sia presente anche sul territorio italiano. Secondo ci deve essere più fiducia nei confronti degli atleti tricolore, bisogna aspettarli. Molto spesso si prendono gli americani perché sono già pronti, rifiutandosi di dare chance ai giovani del nostro paese. Molti ragazzi sono già noti perché hanno un passato nei settori giovanili importante, altri sono sconosciuti, come Poeta, ma di livello e talento”.
La Scandone ha raccolto un’altra salvezza tra tante difficoltà. Pensi che la squadra di Boniciolli potesse fare qualcosa in più?
“Questo sinceramente non lo so, perché da esterno non posso giudicare certe cose. L’ essenziale è che sia stata raggiunta la salvezza e non ha importanza come sia avvenuta e quanto si sia speso alla fine. Vedendo le vittorie di Milano e Reggio Emilia viene facile pensare che questa squadra avrebbe potuto fare di più. Purtroppo per vari motivi si è stati costretti a cambiare tanto. Chi ha rivoluzionato di meno è riuscito a fare meglio. Molto spesso c’è bisogno di fortuna, cosa che Avellino non ha avuto quest’anno”.
In serie B la Scandone aveva problemi economici, in seria A la musica non è cambiata. Come mai? “L’Air è oggi una garanzia per la società di via Serafino Soldi e se non ci fosse stata, forse la pallacanestro sarebbe finita da tempo. Purtroppo lo sponsor irpino non riesce a dare una continuità nel tempo, nel senso che ogni anno è titubante, facendo emergere delle perplessità sulla sua volontà di proseguire. Se si riuscisse ad instaurare un rapporto nel tempo ci sarebbe la possibilità di programmare”.
Solo la mancanza di programmazione frena Avellino dall’essere una società solida?
“Lo sponsor, la pubblicità ed il pubblico sono tre fattori importanti. Il primo è fondamentale per dare continuità. Con la pasta Baronia, ad esempio, abbiamo avuto la possibilità di organizzarci. Certo non speravamo di vincere il campionato, ma c’erano delle basi per fare bene. Si deve avviare un’operazione di marketing, che coinvolga più imprenditori e commercianti. La presenza di pubblico è importante. Se non fai risultati la gente non riempie il palazzo e allora devi trovare il modo per farla venire. Sabatini a Bologna ha una squadra importante, ma non la migliore eppure ci sono 7 mila persone ogni domenica. Al di là del fatto che Avellino sia una piazza calcistica o meno, è necessario trovare degli escamotage per riempire il Del Mauro. La Scandone ormai è una realtà del basket italiano. Markovski mi diceva che se Avellino avesse potuto trattenere alcuni dei suoi campioni sarebbe stata una compagine da scudetto”.
Per la prossima stagione quale giocatore consiglieresti alla Scandone?
“Ci sono, a mio avviso, una trentina di giocatori in grado di poter sostenere un campionato di serie A. Su tutti direi Cinciarini, che attualmente gioca a Pistoia. È un ragazzo dell’86 veramente molto bravo, può giocare sia da guardia che da play. Un po’ come Poeta, ma meno esplosivo”.
Il ricordo più bello della tua esperienza ad Avellino? Se ti richiamassero, un giorno, anche da assistente accetteresti?La promozione contro Bergamo allenata da Recalcati e Lardo è senza dubbio il momento più bello anche dal punto di vista professionale. Vedere poi mille persone, in un giorno infrasettimanale, ad Ancona al seguito della Scandone è qualcosa di emozionante. Se qualcuno mi contattasse tornerei di corsa. Avellino è la mia città, non potrei mai rifiutare”.(di Giovanni La Rosa)

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