Strage A/16, la perizia: “Errori di progettazione sulle barriere”

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Avellino – “Nel tratto del viadotto interessato dal sinistro venivano rilevati gravi ed anomali fenomeni corrosivi degli elementi metallici (i tirafondi, ndr) e inoltre è stato rilevato un errore di progettazione nei giunti”. Lo scrivono nero su bianco i consulenti della Procura di Avellino nella relazione tecnica sull’incidente sull’A/16 sul viadotto Acqualonga del luglio di due anni fa che costò la vita a 40 persone.

Di recente, i magistrati del Tribunale di Avellino coordinati dal Procuratore della Repubblica Rosario Cantelmo avevano inviato a 15 persone l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Tra questi oltre a molti funzionari e dirigenti di Autostrade per l’Italia ci sono anche l’amministratore delegato Giovanni Castellucci e il direttore generale Riccardo Mollo. Le ipotesi di reato sono disastro colposo e omicidio plurimo colposo. Nell’elenco dei magistrati di Avellino figurano anche due dipendenti della Motorizzazione Civile e il proprietario del bus turistico Gennaro Lametta.
La dinamica dell’incidente ha confermato un malfunzionamento dell’apparato tecnico del mezzo poiché dopo la rottura dei freni, il bus andò a sfondare il guard rail e precipitò dal viadotto. Ma secondo i consulenti della Procura di Avellino non fu questa l’unica causa della tragedia.

Secondo quanto raccolto dall’agenzia Il Velino, i magistrati avellinesi avrebbero evidenziato responsabilità a carico de “… l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e dei dirigenti della Direzione Centrale e relative articolazioni, colpa e negligenza, imperizia e imprudenza nonché violazione delle norme che garantiscono la circolazione autostradale in condizioni di sicurezza, per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell’intero viadotto”.
Ovvero, vi sarebbe stato un “… errore di progettazione nei giunti a cannocchiale presenti nella parte superiore delle barriere poste in corrispondenza dei giunti di dilatazione del viadotto che presentavano un collegamento scorrevole del mancorrente superiore in acciaio senza fine corsa dell’elemento di giunzione”.

In buona sostanza quel tratto autostradale non era sicuro poiché non sottoposto a manutenzione ma peggio ancora, errato in fase di progettazione, almeno stando all’impianto della Procura.

La relazione agli inquirenti irpini è stata firmata da Alessandro Lima, Andrea Demozzi, Lorenzo Caramm e Vittorio Giavotto, professore al Politecnico di Milano considerato il padre di molte normative sulle barriere.

Nei documenti dei magistrati di Avellino risulta che, se fossero state rispettate le regole e le normative “con tasso di elevata probabilità scientifica” si sarebbe “evitato lo sfondamento del guard rail”. Si sarebbe evitata la catastrofe.
Infine, sempre secondo quanto raccolto da Il Velino, il rinvio a giudizio potrebbe non esserci per tutti gli indagati se si valuta il principio della responsabilità oggettiva.

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