Isochimica, dilemma salute o lavoro: il mostro è stato smascherato

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Avellino – Quindici operai morti, almeno 150 malati e una vasta area a confine di diverse comunità a rischio avvelenamento, decenni di silenzi spezzati dalle grida di sofferenza, dalla rabbia dei lavoratori, delle mamme dei bambini delle scuole del quartiere di Borgo Ferrovia. A fronte di questi numeri, l’apertura delle indagini da parte della Procura di Avellino e la stretta finale delle ultime 24 ore da parte di Rosario Cantelmo, capo della Procura avellinese, con la chiusura delle attività propedeutiche all’avvio del processo. Nei faldoni dei magistrati di Piazza D’Armi sono stati iscritti 29 soggetti: a questi vengono contestati reati gravissimi, dal disastro doloso, al disastro colposo, dall’omicidio plurimo colposo al disastro ambientale, lesioni, dal falso in atto pubblico all’abuso d’ufficio.

Quella fabbrica killer è chiusa da 30 anni, con il suo fantasma che continua ad aleggiare, silenzioso ed indisturbato. Un mostro chiamato Isochimica, dove negli anni ’80 venivano scoibentate a mani nude e senza mascherine le carrozze ferroviarie, quasi 3mila in 6 anni. Si parla di almeno 20mila tonnellate di amianto sotterrate nel piazzale della fabbrica, altre scorie sono state chiuse in cubi di cemento o sistemate in sacchi neri e sversate nelle acque del fiume Sabato o addirittura nel mare della costiera amalfitana.

Isochimica come la fabbrica dell’Eternit a Casale o l’Ilva a Taranto? Le rivelazioni degli ex lavoratori hanno buttato giù quel muro di gomma che per tanti anni aveva proibito di pronunciare quella parola: Isochimica. “Ma mentre tutto ciò accadeva dov’erano i cittadini?”, si è chiesto il procuratore della Repubblica di Avellino, Cantelmo. E poi medici, pediatri, politici e amministratori, tutti concordi su un punto: quell’area va bonificata.

Solo poche settimane fa l’avvocato Brigida Cesta, che assiste la maggior parte degli ex operai Isochimica asseriva: “Le indagini sembrano essere arrivate alla svolta finale. Attendiamo a breve nuovi avvisi di garanzia sul filone delle lesioni subite dagli operai. Il giorno che da anni ormai aspettiamo sembra essere vicino e questo solo grazie al lavoro dell’attuale Procura che finalmente ha compreso la gravità di quanto accaduto”.

L’ESITO DELLE ATTIVITA’ D’INDAGINE PRELIMINARE – Nelle 32 pagine dell’atto d’avviso di chiusura indagine, oltre ai 29 avvisati, sono state individuate anche 237 parti offese. E tra gli indagati figura anche l’attuale sindaco di Avellino Foti, per la mancata messa in sicurezza del sito dal 17 giugno ad oggi, data in cui fu nominato custode giudiziario. Già sotto la lente dei magistrati anche l’ex sindaco Galasso e tutta la sua prima Giunta: avrebbero, secondo l’accusa, esautorato il Comune dall’obbligo di bonifica del sito, affidando le operazioni alla curatela fallimentare senza ricevere le dovute assicurazioni su tempi e la modalità di intervento.
Poi il ruolo delle Ferrovie dello Stato: quattro funzionari – di stanza all’ufficio servizio sanitario – sono accusati col patron dell’Isochimica Elio Graziano di disastro ambientale continuato a danni di un numero indeterminato di soggetti e di aver cagionato morti e malattie a 237 lavoratori, oltre che messo in pericolo fino ad oggi l’incolumità della popolazione locale.

IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA – E’ chiaro che nella vicenda Isochimica la magistratura inquirente non si è limitata ad affiancare le amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza. Non si è accontentata di amministrare la giustizia ma ha preteso in primis di fare giustizia e di ricercare la verità, mai distaccandosi però dai principi dello stato di diritto.
La battaglia degli ex operai di Borgo Ferrovia, almeno dal punto di vista giudiziario, adesso ha un alleato in più che potrebbe rivelarsi risorsa fondamentale per l’altra grande vicenda, quella dei prepensionamenti, per la quale – anche in questo caso – è atteso il salto di qualità della classe politica.

Dunque, l’Isochimica non è più un tabù. E il faro che si è acceso sulla vicenda servirà per far uscire allo scoperto altre ‘Isochimiche’, servirà ad incastrare altre responsabilità e ridare dignità a tanti lavoratori e cittadini ma anche e soprattutto agli imprenditori, anche in provincia di Avellino, che da anni combattono silenti il dilemma ‘salute o lavoro’ e la logica di quanti mirano al profitto calpestando le più elementari regole di sicurezza.

di Antonio Pirolo

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