Provincia: passa il rendiconto tra dubbi e precisazioni

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Avellino – La pubblica assise provinciale questa mattina in aula per l’approvazione del rendiconto di gestione relativo all’esercizio finanziario 2005. Una seduta dove non sono mancati attacchi da parte dell’opposizioni e accuse rispedite al mittente. Comincia il consigliere dell’Udc Arturo Iannaccone.
“La discussione sul rendiconto è più rilevante rispetto al bilancio di previsione perché ci si rende conto dello stato di salute dell’ente e della sua maggioranza. Il revisore dei conti segnala che le ‘note vicende politiche hanno rallentato e inciso sulle attività istituzionali del collegio’, questo vuol dire che c’è stato un rallentamento dell’attività. Mi aspettavo che ci fosse uno scatto di impegno da parte dell’assessore (Rossella Grasso, ndr). La maggioranza non si è ancora accordata sull’avanzo di 17 milioni di euro. Come gruppo di opposizione abbiamo presentato un ordine del giorno per indicare le priorità di spesa: impegno di sei milioni di euro per l’edilizia scolastica; tre milioni per l’Ex Ipai, un milioni e 500 per la strada provinciale del Vallo di Lauro, quella di San Mango sul Calore…”. Iannaccone punta il dito contro un rendiconto “desolante e sciatto. In questa relazione ci sono mille rivoli. E poi la bizzarria con cui vengono consegnati gli investimenti. In queste schede vi è un atto di accusa spaventoso (una serie di spese vengono procrastinate). Se un ente deve funzionare così, è meglio derubricarlo. Il bilancio di previsione è una sorta di carta straccia. Questa Provincia ha bisogno di istituzioni che funzionano”. Accuse che vanno al dunque: “Non sprechiamo l’avanzo”. Un appello colto dalla Provincia che nella persona di Rossella Grasso vice presidente con delega al Bilancio e poi del presidente Alberta De Simone spiegano le difficoltà di un ente che nonostante “una legge che ha tolto alla Provincia 26 milioni di euro, è andato avanti facendo l’impossibile. “ “Abbiamo movimentato 124 milioni di euro. L’azienda è la più forte nel quadro provinciale. Chiudiamo con 165 milioni di fondo di cassa – dichiara Grasso – e non abbiamo mai fatto riferimento alle anticipazioni. La sofferenza che avvertiamo è determinata dal patto di stabilità e dai suoi vincoli che ci hanno condizionato non poco. Ad ogni modo il nostro è un rendiconto di previsione corretto. Non c’è alcuna patologia”. “La Provincia – continua l’on. Alberta De Simone – ha ricevuto la delega ai Trasporti il 30 dicembre del 2003, ultimo mese del triennio del Patto di stabilità”. Il tutto “ha gravato sul monte spesa. Ventisei milioni di euro non ricevuti, hanno inciso negativamente sull’ente e ci hanno obbligato a fare i salti mortali rispetto ad una legge sbagliata. Le leggi le scrivono i teorici che non sanno cosa è un Consiglio provinciale, cosa è il territorio. A settembre chiederò di scorporare la delega ai Trasporti. Per il momento siamo stati condannati fino al 31 dicembre prossimo. Le falle di questa struttura non sono riparabili perché ci hanno tolto 26 milioni di euro. Abbiamo fatto l’impossibile”. E ancora: “C’è una discriminazione tra le Province. Benevento ha potuto spendere i suoi soldi essendo arrivati a gennaio, Avellino no”. Il primo inquilino di Palazzo Caracciolo non manca di sottolineature e frecciate nei confronti dei “revisori dei conti che debbono limitarsi al lavoro tecnico e non entrare nelle vicende politiche”. E rispondendo punto dopo punto all’on. Iannaccone, continua.
Edilizia scolastica: “Sta per essere ultimata la perizia al Dorso perché non vogliamo abbattere la struttura ma recuperarla”.
Pianta Organica: “E’ insufficiente…”.
Capacità di spesa: “Il dato è scandaloso ma vanno individuate le responsabilità che non sono di questo ente. La Regione è inadempiente. Il vero problema di Asse è l’inadempimento della Regione che annuncia decreti che poi non ci sono”. Una risposta precisa e doverosa a cui fa seguito l’appello ad approvare il rendiconto di previsione, “un atto importante perché ci permette di dare un’accelerata. Da qui l’assoluta priorità di rientrare nel patto di stabilità entro il 31 dicembre di questo anno. A settembre andrò a Roma per chiedere che i 26 milioni siano espunti dal calcolo. Ci vuole una norma che sani questo problema perché c’è stato un errore legislativo”.
Si passa alla votazione: il rendiconto di gestione trova solo il consenso della maggioranza. Si passa al secondo punto all’ordine del giorno proposto dal consigliere Udc Iannaccone: unificazione Alto Calore Patrimonio e Alto Calore Servizi. “Riteniamo che la scissione in due società sia un artificio politico per dispensare poltrone e non per rendere l’ente più efficiente. Tutte le pretese del centrosinistra vengono soddisfatte dai posti. Bisogna dare maggiore autorevolezza. Noi vorremmo favorire l’accorpamento dei due Alto Calore e Cosmari”. Chiamato in causa Giuseppe De Mita, capogruppo della Margherita, non può esimersi da un intervento dettagliato e contrario a ‘letture unificanti’. Le divisioni, tuttavia, “non sono idee nate da un capriccio”. “La discussione finora è stata aggressiva e poco attenta alla sensibilità delle persone. Noi non abbiamo alcuna competenza per occuparci di Alto Calore, Asi, trasporti e quant’altro. In questi settori rappresentiamo dei soggetti, non il soggetto. Possiamo discutere sulla nostra posizione ma non trasformare il Consiglio in una tribuna. Detto questo mi sembra opportuno ribadire che ci opporremo fermamente a letture unificanti soprattutto quando le si voglia nascondere sotto un’egida di piazza che non ci aiuta a raccogliere l’esatta dimensione delle questioni. Le divisioni non sono idee nate da un capriccio o da sistemi di moralizzazione ma da una logica di gestione non solo più razionale ma conforme alla legge. Ci avete accusato di furbizia. In questo modo ci avete dato degli stolti. Forse avremmo potuto disciplinare in maniera diversa la logica dei Cda, e questo è un punto su cui siamo fermamente d’accordo. Ma nella spartizione noi non abbiamo fatto altro che rispettare la legge. Il comma 9 dell’art. 35 della Finanziaria del 2001 prevede l’obbligo di scorporo negli enti tra la gestione ed il patrimonio. Questo dimostra come non ci sia stato alcun artificio né alcuna manovra diretta ad un accordo politico”. Poi le spiegazioni. Nell’ambito degli enti, infatti, l’affidamento può esplicarsi in tre modi: diretto, a società mista e con gara libera. Nei primi due casi lo sdoppiamento è necessario in quanto la parte patrimoniale è obbligatoria. Solo l’affidamento diretto può portare alla fusione delle due società. “Il dato di fatto è che nella provincia di Avellino siamo senza un gestore. E le conseguenze si ripercuotono anche sul piano dei trasferimenti dei fondi europei. A tal proposito è opportuno ricordare che nell’assemblea Ato del 30 giugno 2003 l’allora presidente dell’Ato e lo stesso presidente del Cda brigarono affinché non fosse raggiunto il numero legale e l’assemblea venisse sciolta”. Ma le perplessità di Iannaccone non mancano, avallate da forti prese d’atto: “I costi del servizio sono aumentati da quando si è proceduto allo sdoppiamento. Le vicende dell’Alto Calore sono troppo legate alla politica e poco alle competenze dei gestori. Questa è o non è una responsabilità politica? Sulla gestione, dunque, siete chiamati a dare opportuni chiarimenti”. Insomma un confronto dove ognuno è rimasto sulle proprie posizioni.

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