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Numeri davvero esagerati che collocano l’Italia al primo posto in Europa per l’età più bassa di accesso all’alcol. A puntare i riflettori sul fenomeno è la prima Conferenza nazionale sull’alcol, promossa dal Ministero del Welfare e della Salute in cui è emerso che tra i 14 e i 17 anni in Italia si registra un picco rispetto al resto dell’Europa. Rispetto al passato cambiano la modalità di consumo: si beve fuori pasto, non solo vino ma superalcolici, con gli aperitivi e i drink ‘mascherati’, che sono dolci e piacevoli ma in realtà ad alto tasso alcolico.
Gli under 15 – come è emerso da uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità – consumano in discoteca la loro “dose” di alcol. In media il sabato sera in discoteca i maschi sotto i 15 anni consumano quattro bicchieri di bevande alcoliche per serata e le ragazze tre. Il 67% degli under 15 dichiara di consumare abitualmente alcol il sabato sera, e di questi oltre il 40% dichiara di abusare di bevande alcoliche consumando tra tre e oltre cinque bicchieri. Va oltre il limite dei cinque bicchieri il 29% dei ragazzi.
Presso i servizi pubblici per l’alcoldipendenza sono in cura 61mila persone, prevalentemente giovani sotto i 30 anni.
Data l’alta percentuale di baby-bevitori a questo punto appare fondamentale pensare a nuove strategie di azione soprattutto sul fronte della prevenzione. Attualmente la legge in vigore prevede il divieto di somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni, ma non è previsto alcun divieto di vendita agli under 18.
Da qui la proposta del Sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio: “Vietare l’alcol ai minori di 18 anni”. “Bisogna fare in modo – ha spiegato – che le bevande alcoliche siano vietate ai minorenni. Poi è giusto promuovere un consumo moderato e responsabile. Magari anche promuovendo corsi per sommelier per i giovani”.