L’ora ferma della stazione di Avellino: il tempo immobile dei treni assenti

0
362

Da anni la stazione ferroviaria di Avellino è diventata un luogo sospeso nel tempo. Non in senso poetico ma letterale: i treni non passano più, la mobilità su rotaia è ferma e in questi giorni, anche ciò che dovrebbe dare un minimo di senso di funzionalità – orologio, tabelloni, informazioni – sembra essersi arreso al degrado.

Chi attraversa l’ingresso principale lo nota subito: l’orologio esterno è bloccato e, poco più in là, i tabelloni elettronici che dovrebbero indicare gli orari dei pullman – unico servizio di trasporto rimasto – risultano spenti o malfunzionanti. Un paradosso in una città che, almeno sulla carta, dovrebbe essere un nodo di collegamento per l’intera provincia.

La chiusura di fatto del traffico ferroviario avellinese non è una novità, i binari sono muti da anni, fatta eccezione per qualche convoglio turistico che ha simbolicamente interrotto ed alleviato il silenzio: troppo poco per parlare di un servizio, abbastanza per ricordare ciò che non c’è più. E, nondimeno, i progetti di rilancio che si sono susseguiti ma mai hanno trovato concreta applicazione. In questo scenario, il venir meno perfino delle strumentazioni basilari per l’utenza altro non fa che rappresentare un ulteriore passo verso l’abbandono.

L’immagine dell’orologio fermo all’ingresso della stazione assume, allora, un valore che va oltre il semplice guasto tecnico: un tempo bloccatosi esattamente come il trasporto ferroviario irpino. Un tempo che non scorre, non avanza, non porta treni né opportunità. Un tempo che racconta, meglio di qualsiasi comunicato, l’abbandono di un’infrastruttura che un capoluogo non dovrebbe permettersi.

Tra tabelloni malfunzionanti, orologi immobili e binari muti, la stazione di Avellino continua a essere il simbolo più evidente di un territorio che attende da anni un segnale di ripartenza che, per ora, non arriva, diventando essa stessa “inconsciamente” narratrice di una storia di infrastrutture trascurate, promesse disattese e servizi che arretrano invece di avanzare, in un capoluogo che dovrebbe essere punto di riferimento per l’Irpinia.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: quanto ancora dovrà attendere Avellino per riavere una stazione degna di essere definita come tale?