Regionali 2020 – In Emilia la rinascita del Partito Democratico e la sconfitta di Salvini

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Michele De Leo – La conferma di Stefano Bonaccini sulla poltrona più alta della Regione Emilia Romagna è una vittoria del Partito democratico ed una sconfitta personale di Matteo Salvini. Il capitano ha perso due volte. Non solo, infatti, ha individuato un candidato, Lucia Borgonzoni, debole, che non sarebbe stata in grado di competere con il presidente uscente ma, poi, ha peccato di presunzione intestandosi la battaglia. Ma, se Renzo Lusetti, nel lontano 1987, riuscì a centrare l’elezione alla camera nel collegio Benevento – Avellino – Salerno, stavolta l’equazione si scrive Borgonzoni e si legge Salvini non ha fatto abbastanza breccia nel cuore degli emiliano romagnoli. La vittoria di Bonaccini è stata meno risicata del previsto: il Governatore uscente ha raccolto circa 200mila voti in più della sua avversaria, che valgono un vantaggio di poco meno di 8 punti percentuali. La sconfitta netta di Salvini è pure dimostrata dal fatto che la Lega non è più il primo partito – il Pd sale quasi al 35% lasciando la prima forza di centrodestra indietro di tre punti percentuali – e che è addirittura in calo di due punti percentuali rispetto all’ultimo appuntamento elettorale, le europee del 2019. L’altro dato di questa tornata su cui riflettere è il crollo netto del Movimento Cinque Stelle che – in Emilia Romagna – passa dal 27,5% del 4 marzo 2018 a meno del 5% delle regionali. Un dato che potrebbe e dovrebbe aprire una riflessione interna al Movimento ma che potrebbe, soprattutto, modificare gli equilibri interni alla compagine di Governo. Del resto, i grillini sono in caduta libera in tutto il Paese: in Calabria – dove, alle parlamentari del 2018 avevano superato il 43% – si attestano a poco più del 6%. Nella punta dello Stivale, la vittoria di Jole Santelli del centrodestra era data per netta e scontata con grande anticipo. La candidata berlusconiana supera il 55%, mentre neanche la discesa in campo dell’imprenditore Pippo Callipo riesce a salvare il Partito democratico dalla debacle. Fa specie che in Emilia Romagna siano andati a votare due elettori ogni tre aventi diritto, mentre la Calabria è ben lontana pure dal 50%. I risultati maturati in questa tornata elettorale offriranno alle varie forze politiche motivi ben più ampi di riflessione in attesa del prossimo appuntamento con le urne. In primavera vanno al voto altre sette Regioni: il Veneto e la Liguria guidate da esponenti di centrodestra, la Valle d’Aosta dove l’autonomista Renzo Testolin è dimissionario, la Toscana, le Marche, la Puglia e la Campania che sono a guida centrosinistra.