Rotondi: “Una nuova stagione per l’impegno politico dei cattolici”

Rotondi: “Una nuova stagione per l’impegno politico dei cattolici”

3 Novembre 2019

Michele De Leo – “Ha ragione Mara Carfagna: in politica, le apparenze sono sostanza”. Il vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Gianfranco Rotondi condivide – in un’intervista rilasciata in esclusiva a Irpinianews.it – la critica espressa al partito in cui militano dall’ex Ministro alle pari opportunità rispetto alla decisione di astenersi sulla votazione per l’istituzione della commissione Segre contro razzismo e antisemitismo. “Le mozioni presentate da centrodestra e centrosinistra – dice – erano coincidenti: entrambe prevedevano la condanna dell’antisemitismo. Era naturale una votazione unanime”.
La forte condanna sulla scelta di astenersi nella votazione per la commissione Segre è solo l’ultima critica della Carfagna. Si prepara una scissione in Forza Italia?
Si tratta di normale dialettica: all’interno di un partito ognuno esprime la sua veduta. La Carfagna sta tentando di portare Forza Italia su un percorso diverso, più moderato: sta tentando di attribuire maggiore virilità al partito. Di fronte, del resto, c’è un campione dal punto di vista della lotta politica, Matteo Salvini che, finora, ha ingoiato tutti gli avversari interni ed esterni. Non vedo perché non possa fare la stessa cosa nei confronti di Forza Italia che non è certo avvezza alla lotta politica.
E’ da escludere, dunque, una scissione all’interno del partito?
Spero che in Forza Italia non succeda nulla, che si continui a discutere senza dividersi. Il gruppo parlamentare deve rimanere unito fino alla fine del mandato, pur con la consapevolezza che alle prossime elezioni non saremo tutti dalla stessa parte.
Il centrodestra non si presenterà unito alle prossime politiche?
E’ inevitabile: il candidato Premier della coalizione è Matteo Salvini ma non tutti sono d’accordo.
Il leader della Lega continua a crescere nei sondaggi: che tipo di alternativa si può creare?
La destra viaggia spedita perché non ci sono alternative vere e questa non può venire più dalla vecchia politica. Penso, invece, che ci sia grande spazio al centro.
In tanti lavorano per la formazione di una coalizione di centro, da Renzi a De Mita e Pomicino che hanno avviato un percorso di rinascita della Balena bianca. Che ne pensa?
Stimo Renzi perché ha avuto la sveltezza di arrestare il plebiscito di Matteo Salvini, ma colui che è stato il capo del partito di sinistra non può presentarsi come il leader di una nuova forza di centro. Quanto alla Democrazia Cristiana, poi, è un progetto che non si può riproporre. Ho fondato tutte le possibili repliche della seconda Repubblica, ma sono convinto che è fondamentale un rinnovamento.
Che tipo di progetto immagina allora?
Diciamo che c’è l’occasione storica di riproporre la cultura popolare, di avviare una stagione nuova dell’impegno politico dei cattolici. E’ fondamentale, però, costruire su idee nuove e proposte innovative, con uomini nuovi. Il contributo degli ex Dc è fondamentale, soprattutto dal punto di vista culturale e politico. Dobbiamo esserci tutti, ma saremmo sprovveduti se pensassimo che il futuro possa appartenere a noi e di poter essere ancora in prima linea. Il compianto Antonio Gava diceva che bisogna ricordarsi sempre di essere solo una carta del mazzo.
Chi potrebbe confluire nel nuovo progetto?
Il mondo cattolico deve avere una sua identità ma, nello stesso tempo, essere capace di dialogare con tutte le forze che si oppongono al sovranismo e alla vecchia sinistra, compreso il Movimento Cinque Stelle, a patto che si apra ad una riflessione culturale che lo faccia passare dall’antipolitica alla politica. Del resto, i problemi da loro sollevati sono ancora tutti nell’agenda politica italiana.
Lei che è stato fortemente critico nei confronti del Movimento, oggi lo vede come un possibile alleato?
Sicuramente, a patto che entrino nell’ordine di idee che l’adolescenza è finita e sono nella maturità della politica: devono avere più umiltà e capacità di dialogo. Al tempo stesso, dobbiamo avere maggiore propensione all’ascolto. Devono averla soprattutto i tanti che continuano a parlare di Moro e della sua strategia dell’attenzione. Moro, oggi, sarebbe stato esageratamente attento nei confronti dei Cinque Stelle, anche in questa fase in cui stanno perdendo consenso. Non escludo, inoltre, che il discorso del Premier Conte – in occasione della commemorazione di Sullo – fosse un invito al Movimento a darsi una cultura di riferimento che lui ha identificato nel cattolicesimo democratico.
De Mita e Pomicino puntano alle prossime regionali. Non è un orizzonte troppo vicino per un progetto di così ampio respiro per come lo intende lei?
Ci attende un cammino molto difficile per riportare i cattolici in prima linea. L’orizzonte delle regionali è troppo vicino e, poi, la battaglia vera sarà alle politiche. Le regionali sono un momento di transizione.