(2)Piano Ospedaliero: le linee direttrici di riorganizzazione

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Le Linee direttrici dell’intervento di riorganizzazione.
La proposta di ristrutturazione della rete ospedaliera campana prevede a regime 3,064 posti letto per acuti per mille abitanti e 0,516 posti letto per le attività di lungodegenza e riabilitazione, con uno standard complessivo di 3,580 posti letto per mille abitanti.
Si prevedono in totale 20.733 posti letto, sia pubblici che privati, con una riduzione rispetto all’attuale dotazione di complessive 689 unità. In dettaglio sia la rete pubblica (14584 vs 15039) che quella privata (6149 vs 6383) limitano la loro attuale offerta.
A tale risultato si perviene attraverso una serie di interventi, imposti dai vincoli del Piano di rientro, che, con una razionalizzazione della rete, possono contribuire ad elevare l’efficienza nell’erogazione dei servizi offerti con positive ricadute anche sulla loro qualità.
Rimodulazione della rete dell’emergenza urgenza e riclassificazione delle funzioni di emergenza dei presidi pubblici.
Il Piano di rientro richiedeva interventi di ristrutturazione della rete dell’emergenza nel senso di un superamento dell’attuale classificazione dei presidi pubblici ivi inseriti e la loro contestuale riclassificazione secondo le indicazioni contenute nel capitolo 4.2.3 del Piano ospedaliero.
I presidi ospedalieri pubblici della Campania tutti risultavano inseriti nella rete dell’emergenza e classificati almeno quali sedi di “Pronto Soccorso Attivo” con un assetto organizzativo e di personale nemmeno sostenibile da tutti gli ospedali.
Inoltre nella precedente configurazione erano previsti 8 DEA di 2° livello che rappresenta il più alto livello della rete dell’emergenza ospedaliera.
La proposta di riorganizzazione procede alla riclassificazione dei presidi pubblici aderente alle linee guida previste dal Piano regionale ospedaliero e si articola in tre livelli:
a) gli ospedali sedi di 1° livello assicureranno il primo soccorso ed una diagnostica di base oltre a prestazioni in elezione programmata, di norma a larga diffusione;
b) gli ospedali sedi di 2° livello erogheranno prestazioni caratterizzate da una maggiore intensità di cura rispetto a quelle di 1° livello (pronto soccorso, cardiologia con UTIC, terapia intensiva e specialità mediche e chirurgiche) e svolgeranno il ruolo di raccordo tra i presidi di base e quelli di 3° livello, indirizzando a questi ultimi le patologie afferenti alle alte specialità;
c) gli ospedali di 3° livello assicureranno le funzioni di più alta qualificazione legate all’emergenza tra cui la cardiochirurgia, la neurochirurgia, la terapia intensiva neonatale, ed altre componenti di particolare qualificazione quali le unità per i grandi ustionati, la stroke unit, i trauma center.
Il modello programmato si propone di potenziare tali centri e collegarli in rete e di renderli utilizzabili solo per le patologie acute, elevando la qualità dei servizi ospedalieri e potenziando invece le strutture territoriali per gli altri bisogni.
Sulla base di tali principi è stata programmata la rimodulazione della rete dell’emergenza e la nuova classificazione degli attuali ospedali, prevedendo la riconversione di alcuni presidi di emergenza in strutture ospedaliere di elezione o a funzioni riabilitative.
Si è anche prevista la riconversione di posti letto di alcune strutture per adeguarle alle funzioni che assumono nei tre livelli della rete dell’emergenza.
Tale operazione ha avuto come criterio base la collocazione territoriale delle strutture, la loro dimensione e il volume e tipologia delle prestazioni erogate.
In dettaglio 6 ospedali, per un totale di 455 posti letto, sono convertiti a nuove funzioni ospedaliere.
Altri, 10 presidi ospedalieri sono riclassificati quali ospedali del 1° livello della rete dell’emergenza con una riduzione di complessivi 164 posti letto.
Vengono individuati 21 presidi come ospedali sedi del 2° livello.
Sono classificati ospedali sedi del 3° livello le quattro aziende ospedaliere provinciali , l’Ospedale Cardarelli, l’Ospedale del Mare della ASL Napoli, 1 in corso di realizzazione, ed i presidi Umberto I di Nocera Inferiore della ASL Salerno 1 e San Luca di Vallo della Lucania della ASL Salerno 3.
La dismissione, la riconversione e l’unificazione delle funzioni dei presidi ospedalieri
Il Piano di rientro ha richiesto di effettuare azioni organizzative sugli ospedali per il raggiungimento di una effettiva produttività e una riallocazione delle risorse per funzioni ospedaliere oggi carenti o per attività territoriali.
A tal fine si ritiene determinante, il possesso dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi previsti dalle vigenti normative nazionali e regionali.
Per questo è stata programmata la realizzazione di nuovi ospedali nei quali far confluire strutture già esistenti la cui messa a norma risulterebbe troppo onerosa o addirittura impossibile.
Le Aziende Ospedaliere
La riqualificazione della rete delle Aziende Ospedaliere rappresenta un rilevante obiettivo della programmazione regionale.
Pertanto nel piano è previsto un potenziamento della dotazione di posti letto delle Aziende ospedaliere, con i seguenti obiettivi:
fornire le migliori condizioni per il trattamento delle patologie che, per gravità, complessità e intensità non possono trovare adeguate risposte nell’ambito degli altri livelli di assistenza;
assicurare la globalità e la continuità degli interventi assistenziali attraverso la integrazione e il coordinamento dei processi di cura all’interno della singola azienda;
assicurare una maggiore qualità del servizio e di umanizzazione dell’assistenza attraverso il pieno rispetto dell’unità e della dignità della persona;
garantire la coerenza delle linee produttive con i principi generali della pianificazione sanitaria regionale e provinciale secondo le modalità organizzative che garantiscono un modello coerente e sostenibile di autosufficienza provinciale.
Le Aziende Ospedaliere rappresenteranno i laboratori in cui portare avanti i principi del Governo clinico, cioè di un sistema mediante il quale le organizzazioni sanitarie ed i professionisti si rendono responsabili del miglioramento continuo della qualità dei loro servizi e della salvaguardia di alti standard sanitari, creando un ambiente in cui possa svilupparsi l’eccellenza clinica ed instaurarsi un complesso di azioni integrate da parte di tutte le componenti organizzative e professionali, in grado di garantire i migliori esiti qualitativi possibili delle attività.
In questo modello organizzativo le Aziende Ospedaliere, per la loro necessità di alte tecnologie e di operatori altamente specializzati e per la conseguente impossibilità di essere capillarmente diffuse nel territorio costituiscono i nodi dai quali attivare percorsi di collaborazione ed integrazione tra le strutture ospedaliere della rete provinciale per la piena realizzazione della continuità assistenziale.(segue)

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