2 ottobre – Il grido dell’Irpinia: ‘Nessuno tocchi il Formicoso’

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Andretta – Altopiano del Formicoso – Contro chi pensava che l’Irpinia fosse ‘spopolata’. Contro chi pensava che non fosse unita. La vera Irpinia è quella che si è vista questa mattina a Pero Spaccone. Non quella oltraggiata dal filo spinato. Più di 8mila persone hanno raggiunto l’altopiano, si sono radunate di primo mattino e hanno dato inizio ad una marcia pacifica contro la realizzazione della discarica. Un ‘esercito’ con tanto di cavalleria, fanti e ‘soldati’ ha silenziosamente percorso 5 chilometri per inoltrarsi verso la zona militare, quei 62 ettari requisiti dall’esercito, recintati da un’invisibile linea di spartizione tra il regno del diritto e quello della forza. Delusione, rabbia, speranza, diritti violati e soprusi subiti: a questo si è appellato il popolo dell’Alta Irpinia per far valere le proprie ragioni. Ma i cittadini, oggi come non mai, non sono stati abbandonati. L’eco del bisogno ha invaso come vento frizzante l’intera provincia e a mille metri di altezza non mancava davvero nessuno. Associazioni, istituzioni, sindacati e la Chiesa, che dopo gli appelli dei giorni scorsi ha schierato il suo ‘gonfalone’ ed ha accompagnato il popolo nell’impervio tragitto verso la richiesta di giustizia. Un corteo civile ma non rassegnato. Un fiume di orgoglio e dignità. Non di mestizia. L’esercito del Formicoso ha marciato per gridare all’intero Paese la propria identità. Quella fatta di pascoli verdi, campi di grano, poderi, sacrifici e lavoro. Per far comprendere a chi vive tra i rumori delle grandi città che anche il silenzio è d’oro. E va rispettato. Ma oggi la quiete delle pale eoliche, sentinelle da una vita di un regno che sfiora la parte bassa del cielo, sono state scosse dalle grida del loro popolo. Un popolo affamato di democrazia. Un popolo che non intende più essere svegliato la notte per blitz improvvisati ma vuole continuare in un’esistenza di serenità, senza scossoni e ospiti indesiderati. Perché se è vero, in Alta Irpinia come altrove, che l’ospite è sacro, è pur vero che ‘qualcuno’ non era stato propriamente ‘invitato’. Centoquaranta ettari a rischio, di cui 62 già sotto la giurisdizione militare: le rassicurazioni dei giorni scorsi non sono state in grado di placare gli animi irati. La gente ha perso la pazienza e, ai loro occhi, la politica ha quasi perso credibilità. Si gestisce una battaglia di popolo, dove le fasce tricolore schierate in prima fila sono semplici uomini, comandanti di un esercito che lotta per la libertà. E’ questa l’Irpinia. Quella che tutti devono vedere e che il 2 ottobre ha gridato a squarciagola ‘Nessuno tocchi il Formicoso’.
(di Manuela Di Pietro)

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