“Salvini strumentalizza il Natale come i terroristi fanno con l’Islam”. Don Vitaliano ci racconta il suo presepe

“Salvini strumentalizza il Natale come i terroristi fanno con l’Islam”. Don Vitaliano ci racconta il suo presepe

3 dicembre 2015

I fatti tragici di Parigi hanno spinto, chi più chi meno a queste latitudini, a riscoprire la propria identità cristiana.

Armati di crocifisso ed inneggiando Adeste fideles è scattata la corsa a sbandierare ai quattro venti la nostra identità di cattolici iper conservatori.

Nascono così, in questi giorni di terrore, iniziative a difesa dei simboli della cristianità, come l’esposizione del crocifisso nelle scuole o interrogazioni parlamentari sui presepi negli Istituti scolastici.

Come se bastasse un presepe o un crocifisso a colmare il vuoto dei nostri valori. Di sicuro, non sarà certo un crocifisso da appendere al muro o da togliere a renderci più o meno cristiani.

Di questo e altro, ne abbiamo parlato con don Vitaliano Della Sala, parroco di Capocastello a Mercogliano.

Don Vitaliano, presepe sì, presepe no, siamo davvero di fronte ad una vera e propria riscoperta dei valori cattolici in questi giorni?

“Ma cattolico chi? Matteo Salvini?”

Cioè?

“Ho l’impressione che come i terroristi usano l’Islam a giustificazione di quello che fanno, così è strumentalizzato il cristianesimo per fini politici, seppur con effetti diversi per fortuna. In ogni religione esiste la cosiddetta Regola d’oro o Etica della reciprocità (Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te) che forse Salvini non conosce o non ha mai letto. Anche questa regola è il cuore del Vangelo.

Quindi, se noi fossimo veramente cristiani, anziché discutere della presenza o meno del presepe nelle scuole, dovremmo riflettere sul Vangelo, sull’apertura agli altri, sul rispetto delle altre religioni, arricchendoci delle diversità.

Questo è lo spirito del cristianesimo, il cristianesimo di Papa Francesco che va nella Repubblica Centrafricana, entrando nelle Moschee con gli Imam e andando in giro nelle città piagate dalla guerra. Il resto, se permettete, è solo tarantella”.

Intanto, è scoppiato il caso della Festa di Natale vietata nella scuola di Rozzano…

“Si tratta di un caso singolo. In Italia vi sono migliaia di scuole che festeggiano il Natale, dove si fanno recite, dove si prepara il presepe e si rispettano le altre fedi con serenità. La verità è che siamo impreparati ad avere una società multietnica. Ci sono alcuni che riescono a guardare un po’ più in avanti ed altri che restano indietro. Occorre discutere e non strumentalizzare altrimenti faremo lo stesso errore dei terroristi pur, fortunatamente, con effetti diversi”.

Manca meno di una settimana all’apertura della porta santa a Roma per il Giubileo della Misericordia, l’anno santo straordinario proclamato da papa Francesco. Che valore ha, in questo periodo storico particolare, il Giubileo?

“Nella Bibbia è scritto che il Giubileo era un momento importante, un momento sacro, anche se poi gli storici hanno rilevato che non si è mai realizzato veramente. Ogni 49 anni si azzeravano le differenze. Oggi tutte le società hanno bisogno di riequilibrarsi e azzerare le differenze, perché altrimenti prima o poi collassano e si producono forme di violenza inaudita non solo contro l’uomo ma anche contro l’ambiente. Ecco, abbiamo bisogno in questo senso di riprendere a far riposare la terra. Dobbiamo cogliere l’occasione del Giubileo per una apertura non solo ai cristiani ma al mondo e all’umanità intera, per arricchirsi delle diversità”.

A proposito, don Vitaliano come farà il presepe quest’anno?

“Lo faremo molto attuale. Raffigureremo un grande gommone, uno di quelli divenuti tristemente noti per la tragedia dei migranti nel Mediterraneo, con Gesù al centro, per dire che le porte del Giubileo che si spalancano nelle Cattedrali siano le porte dei paesi più ricchi che si spalancano alle povertà e alle miserie nel mondo.

Il presepe così come lo conosciamo oggi fu ideato da San Francesco e parlava alla gente di quell’epoca. Oggi noi scimmiottiamo quell’idea, come spesso facciamo con le cose riuscite bene. Occorre perciò incarnare l’idea di San Francesco ed attualizzarla al nostro tempo. Dove nasce Gesù oggi? Certamente non nella stalla di quel tempo ma nelle stalle di chi oggi è senza patria, senza albergo. Matteo Salvini anziché pensare a scemenze, organizzasse un serio dibattito sul significato attuale presepe: cresceremmo tutti ed eviteremmo che i bambini assistano a quelle pacchianate viste negli ultimi giorni che sono solo controproducenti”.