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Ad illustrare le finalità del dibattito la coordinatrice cittadina di Sinistra Democratica, Erika Picariello, che in qualità di insegnante ha lanciato la sfida di un patto per la scuola – un sistema di formazione integrato, appunto – che superi quell’impoverimento dell’istruzione pubblica che parte dal governo centrale ma che trova adeguato seguito nella direzione amministrativa territoriale. “A noi interessano i beni della collettività come scuola e cultura – ha detto – e la cattiva gestione della spesa pubblica sul piano locale rappresenta semplicemente l’indice della mancanza di una linea dirigenziale univoca. Puntare solo sulle opere pubbliche – ha aggiunto – tralasciando l’importanza della formazione e l’accessibilità diffusa alla cultura è davvero grave per il futuro della città e delle nuove generazioni che crescono”. E proprio in qualità di studente ha parlato poi il coordinatore dell’incontro, Pasquale Ciampa, che ha riportato all’attenzione dei numerosi presenti il palese problema della sicurezza delle strutture formative in provincia: “Dovrebbe essere un punto di partenza – ha ammonito – in realtà è solo la prima delle patologia del mondo dello studio in Irpinia”. Nella sua ampia relazione Anna Farina, formatrice Anicia, ha invece affrontato le ripercussioni della Riforma Gelmini sul territorio. Un provvedimento governativo aspramente criticato, quello del Ministro, che se adottato in forma restrittiva per la Farina rischierebbe di affossare definitivamente l’istruzione provinciale. “Tra le priorità del prossimo governo di Palazzo Caracciolo – ha affermato – deve esserci necessariamente quella di definire un piano provinciale degli insediamenti scolastici che rappresenti un’occasione per ridisegnare l’assetto della formazione in Irpinia e che tenga conto delle evoluzioni della società e delle mutate esigenze educative”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dell’Andis, Gregorio Iannaccone, che ha peraltro ricordato come le regioni del sud possano usufruire di maggiore risorse – grazie ai fondi europei – anche per il mondo della scuola. “Denaro – ha detto – che purtroppo finora è stato sempre sprecato”. Iannaccone ha poi fatto riferimento a quel “fervore formativo, ormai scomparso, che trent’anni fa faceva di Avellino un polo d’eccellenza del sapere”. A seguire il docente universitario Aldo Tirelli che ha consegnato al dibattito una buona notizia: il dato sulla dispersione scolastica. Con il suo 8,4% l’Irpinia, infatti, si pone come la più virtuosa tra le province campane a fronte di una percentuale regionale del 15% e del 14,2% nazionale. “C’è un lampante segnale della voglia di apprendere degli studenti irpini – ha avvertito – che non va mortificato. Speranze dei giovani alle quali bisogna obbligatoriamente dare risposte concrete”. Di numeri, nel suo intervento, ha parlato anche il dottorando presso l’Università di Bari, Vittorio Saldutti, che ha fornito le percentuali di Pil destinato da Roma all’Istruzione – l’1,8% – a fronte di una media dei paesi Ocse pari al 2,5%. “Numeri inadeguati che si commentano da soli – ha osservato – e che chiudono le porte del sapere alla collettività con grave danno per tutto il sistema paese”. Per quanto riguarda l’Irpinia Saldutti ha poi fatto riferimento all’ipotesi università, bocciandola: “Non avrebbe più senso considerata la competitività ormai acquisita dagli atenei limitrofi – ha spiegato – piuttosto bisogna lavorare sul territorio per arginare il drammatico fenomeno della fuga di cervelli”.
E proprio riallaciandosi alla questione università in Irpinia – “un treno già perso”, ha detto – è iniziato il primo degli interventi conclusivi, quello di Antonio Gengaro. “Noi mettiamo al centro i problemi reali della cittadinanza, e se vinceremo le elezioni un ruolo fondamentale della nostra gestione verrà assegnato agli investimenti nell’edilizia scolastica. La nostra è una battaglia d’ideali ed i nostri candidati sono degli eroi. Anche per questo – ha assicurato – ci ostineremo a portare avanti questa missione: discutere sempre di idee e qualità della vita”. Ultimo a prendere la parola Amalio Santoro, che ha parlato di una stagione politica difficile dove il ruolo della cultura viene messo all’angolo. “Ripartiamo dalla scuola – ha affermato – per ridare credibilità agli amministratori e alle buone amministrazioni. Bisogna riappropriarsi sul piano provinciale di quella funzione propositiva per la riabilitazione dell’istruzione”. La ricetta? “Meno sprechi e consulenze e maggiore attenzione ai problemi reali, tanto per incominciare”, ha proposto.
Questi in sintesi gli argomenti del nutrito dibattito. Un confronto con la cittadinanza che, insolitamente – vista pure la ‘calura’ che inevitabilmente una tornata elettorale porta con sé – ha lasciato solo una piccola finestra all’attacco politico. A ‘spalancarla’ l’aspirante primo cittadino che si è espresso sulla lotta senza esclusione di colpi tra centro destra e centro sinistra. “Si tratta di una falsa battaglia tra due facce della stessa medaglia – ha attaccato – Una faida intestina che ha innescato una triste transumanza di anime verso la componente demitiana”. E proprio alla compagine che vede tra le sue menti quella del leader di Nusco ha riservato la stoccata più velenosa: “De Mita ha messo l’immagine rispettabile di Massimo Preziosi a mò di facciata – ha detto – per coprire tutto l’opinabile che nella lista c’è dietro”. (di Eddy Tarantino)