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“Siamo dispiaciuti per la gente onesta di questa provincia che avrebbe voluto De Luca governatore regionale – ha esordito la D’Amelio – e preoccupati anche per aver perso comuni importanti come Mercogliano e Cervinara alle amministrative. Gioiamo invece per l’eccezionale risultato personale, per il quale devo ringraziare tutti coloro che hanno creduto in me e chi mi hanno sostenuta, a partire da Luigi Famiglietti, Rodolfo Salzarulo, Nando Romano, Vanni Chieffo, Rosanna Repole e Nicola Giordano (tutti seduti al tavolo dei lavori, ndr), per arrivare ai tanti ragazzi che hanno animato la campagna elettorale in Irpinia e a tutte le persone perbene che hanno fatto sì che si concretizzasse la mia rielezione e che hanno dimostrato ancora una volta di essere il nerbo vero del Pd”. Completano il quadro gli apprezzamenti espressi per Lucio Fierro e Gino Anzalone, ed i compagni d’avventura Franco Vittoria e Giandonato Giordano.
La D’Amelio sceglie la via della moderazione, evitando di parlare di vittoria – “Rosetta ce l’ha fatta”, ha precisato – ma allo stesso tempo non manca di fissare quello che ritiene il punto rilevante di questo successo: la dispersione territoriale dei consensi ricevuti piuttosto che la sua concentrazione in aree definite, “segno che quando a scegliere è la base, la parte sana di tutta la Provincia, sceglie sempre bene”. Fin qui l’antipasto, ma è risaputo, nella cucina mediterranea il piatto forte è sempre il primo: pennette, quelle servite oggi, ma “indigeste”, come ha commentato senza peli sulla lingua Nicola Giordano. A far partire la sortita ci ha pensato la protagonista: “Lo dico in tutta franchezza, il sindaco Galasso ed il senatore De Luca quando hanno deciso di sostenere un unico candidato (Pennetta appunto, ndr) hanno commesso un gravissimo errore. Bisognava lavorare per tutti ed il risultato sarebbe stato senz’altro migliore. La responsabilità è solo loro se l’Irpinia esprimerà un solo consigliere del Pd”. Parole dure alle quali si sono poi aggiunte quelle degli altri invitati, che a rotazione hanno preso la parola ed hanno ulteriormente contornato il concetto. Di “devastazione demitiana dalla quale non si è mai usciti” ha parlato Rodolfo Salzarulo, che si è scagliato contro il comitato elettorale e che ha predicato maggiore coesione, come del resto Famiglietti e Romano: “Nessuno fuori, tutti dentro”, è stato il motto coniato per l’occasione dal sindaco di Lioni. Più ficcante l’intervento di Chieffo, che ha accusato il partito di aver operato miopamente, rilanciando quella che sarebbe dovuta essere la sua candidatura, “con Rosetta avremmo fatto grandi cose in Provincia”, prima di individuare nell’assenza di un modello gestionale il vero male del Pd, “ci vuole una rivoluzione per poter arrivare all’unità. La parte sana del partito da domani deve stringersi insieme”. “Il vero Pd è qui”, ha rilanciato la Repole, che ha invocato per il partito “quella democraticità autentica così palesemente emersa in questa nuova esperienza politica della D’Amelio”. E quindi ha aggiunto: “In questa sala oggi nasce l’esigenza di assumerci la responsabilità di riprendere il lavoro per la costruzione del partito. Chi ha sbagliato deve invece assumersi le sue responsabilità”. Infine Giordano, che ha tuonato: “Noi non abbiamo appoggiato un candidato, abbiamo deciso di rifondare un partito, e dopo il responso delle urne una verifica interna appare doverosa e necessaria”. Come dire: siamo punto e a capo. La battaglia è finita, ma all’orizzonte è già nitido quello che si profila come il nuovo, ennesimo, braccio di ferro tra correnti, nell’attesa perenne che il mare si calmi. Per mutuare il vocabolo tanto caro alla D’Amelio in questa contesa elettorale, il Pd irpino resta ‘semplicemente’ lo stesso. (di Eddy Tarantino)