Alla prima autodenuncia sono seguite ben presto ulteriori circostanziate e concordanti dichiarazioni da parte di altri ex dipendenti, i quali hanno, allo stesso modo del primo dichiarante, ammesso di essere stati “costretti” a porre in essere siffatti reati con la minaccia di essere licenziati. Tutti i suddetti ex dipendenti sono ora indagati a piede libero per il reato previsto e punito dall’art. 256 d.lgs. n. 152/2006, relativamente all’attività di gestione non autorizzata di rifiuti. Per avere un’idea della gravità dell’inquinamento arrecato dagli sversamenti illeciti nel fiume Volturno basti pensare che un allevamento bovino come quello in oggetto, della consistenza di tremila/tremilacinqucento capi, rilascia un carico organico specifico (cioè la quantità di sostanze organiche provenienti da un’utenza civile – o da utenza a questa assimilabile – convogliate in fognatura nell’arco temporale di un giorno) pari a quello di una città di circa 24.000 persone. Anche i rifiuti speciali prodotti dalle attività dello stabilimento di imbottigliamento del latte venivano smaltiti illecitamente nel terreno aziendale sito nel comune di Gioia Sannitica, all’interno di grosse buche all’uopo predisposte, con attività di tombamento e bruciamento di rifiuti. Un dipendente ha dichiarato che, all’epoca della centrale del latte, e comunque dal 1994 fino al 2008, ogni giorno si sono interrati e bruciati, su una superficie di circa 100 mq e a una profondità di circa 3 metri, tutti gli scarti dell’azienda (bottiglie in tetrapack, in p.e. ed in pet, nonché etichette di carta e plastica), per un equivalente di circa 6,5 quintali al giorno. Così si operava, naturalmente, al fine di ottenere un risparmio sui costi di smaltimento, che si aggiravano sui 30 centesimi circa al chilo, oltre i costi di trasporto e affitto dei cassoni. Facendo un rapido calcolo, approssimato per difetto, e moltiplicando il risparmio giornaliero (200 euro) per 365 giorni, può quantificarsi il risparmio di un anno in 72.000 euro, e quello dei 15 anni effettivi di attività, in circa un milione di euro, risparmiati a scapito delle matrici ambientali, e cioè inquinando acqua, terreni e aria.
Tutto ciò è avvenuto in terreni siti nel comune di Gioia Sannitica, cioè del comune che, nel 2007, ha ritenuto di conferire all’odierno indagato la cittadinanza onoraria, in quanto “re del latte”. Nell’ordinanza del Gip si legge che “…l’indagato: ‘..in realtà non voleva proprio sentir parlare del problema dei rifiuti. Pretendeva che gli scarichi fossero eliminati, pur senza fornirci mezzi adatti… questa era diventata una prassi” “. In virtù della logica del profitto si realizzavano arricchimenti criminali. Si legge ancora nell’ordinanza del GIP:”.. .la situazione era insostenibile, gli animali erano immersi nei liquami. I liquami tracimavano ……… ed intanto il Gravante riceveva un sussidio pubblico di circa 70 euro per il benessere di ciascun animale “. In sostanza, il Gravante non solo smaltiva illecitamente gli effluenti zootecnici, con relativo risparmio di impresa, ma, al contempo, riceveva anche il contributo pubblico per il benessere di ciascun capo bovino che, nel frattempo, però, viveva ed annegava nei suddetti liquami. Al danno si aggiungeva quindi la beffa.
Ed ancora sempre uno dei dipendenti raccontava: “…spesso il reso delle bottiglie veniva nuovamente distribuito per la produzione in corso e mischiato al latte fresco “. In sostanza, il latte scaduto veniva mischiato con quello in lavorazione e poi commercializzato. Animali, terreni, acque, consumatori trattati tutti come meri strumenti per realizzare profitti a qualsiasi costo, in una logica del tutto contraria alla cultura contadina che, asseritamente, dovrebbe ispirare le imprese agricole e spingerle verso la gelosa tutela dei beni naturali, unica e preziosa loro risorsa. Il Corpo Forestale dello Stato – insieme con gli uomini e avvalendosi dei mezzi messi a disposizione dall’Esercito italiano, 21° Reggimento del Genio Guastatori di Caserta, e con la collaborazione di tecnici esperti dell’ARPAC – nei prossimi giorni effettuerà saggi di scavo nella tenuta aziendale del Gravante per rinvenire, caratterizzare e campionare i rifiuti ivi occultati nel sottosuolo. Fonte: http://www.paesenews.it/