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Le assenze e il picco – Non c’è allarme, ma molta attenzione. Confindustria ha avviato un ciclo di seminari per illustrare alle aziende associate come pianificare, in caso di pandemia influenzale, un efficace piano di continuità operativa. Ovviamente le aziende più colpite sono gli ospedali.
Le raccomandazioni – Il ministero del Lavoro ha stimato che l’influenza A avrà un impatto notevole sulle imprese. Per questo ha chiesto ai datori di lavoro, per ridurre la diffusione del virus, di far sì che i lavoratori con sintomi influenzali lascino i luoghi di lavoro e rientrino in azienda solo dopo 24 ore dal termine dei sintomi. I datori, si è raccomandato il ministro, devono – oltre a fornire ai lavoratori le corrette informazioni sulla nuova influenza – rendere disponibili detergenti liquidi a base di alcol e pulire con molta attenzione e regolarità soprattutto spazi e superfici toccate con le mani come le scrivanie, i computer, i telefoni, le maniglie o i lavandini e i rubinetti. Nelle aree comuni – aree break, corridoi, servizi igienici, sale d’attesa e mense – deve anche essere assicurata la disponibilità di salviettine monouso umidificate. Le imprese sono tenute anche predisporre un certo numero di mascherine respiratorie.
Secondo l’indagine di Gidp, che ha coinvolto un focus group di 120 direttori del personale, per evitare di aggravare la situazione di potenziale contagio, le imprese puntano sull’utilizzo di mascherine (il 35,4 per cento), sul telelavoro (il 16,9 per cento) e sulle vaccinazioni (il 14,5 per cento), l’11 per cento alla disinfestazione e il 9 per cento a una riorganizzazione di turni e reparti. Il 41 per cento delle imprese consiglia ai dipendenti la vaccinazione contro l’influenza A. D’altro canto però il 55 per cento delle imprese non ha predisposto particolari misure di profilassi all’interno degli uffici.
Le risorse e le ferie natalizie – Ma come pensano di assicurare la continuità dei propri affari? La gran parte degli imprenditori intende ricorrere alla mobilità interna, mentre altri pensano allo strumento degli straordinari e al personale interinale. E il 53,8 per cento afferma che, in caso di pandemia, potrebbe anche sospendere le ferie natalizie.
Pandemia e strategie – Qualora dovesse verificarsi una diffusione pandemica del virus all’interno dell’impresa, solo il dieci per cento dice che potrebbe decidere di sospendere temporaneamente le attività. Mentre quelle che potrebbero chiudere, seppure momentaneamente, alcuni reparti sono il 25 per cento. Un significativo 39 per cento è pronta a sospendere i viaggi di lavoro del personale.
Assistere i parenti – In questi giorni i dipendenti delle imprese cominciano ad assentarsi anche per accudire i parenti che si ammalano. Soprattutto i piccoli. Proprio per questo il ministero ha suggerito, come misura organizzativa, di “pianificare la possibilità di fruire di assenze che non disincentivino i lavoratori a rimanere a casa per prendersi cura” dei propri familiari ammalati. La gran parte delle imprese, secondo l’indagine il 63 per cento, conteggerà assenze di questo tipo, ovvero di dipendenti che rimangono a casa per accudire un familiare, come giorni di ferie. Non supera invece il dieci per cento la quota di aziende che, in questi casi, decide di ricorrere a strumenti come il lavoro a domicilio o l’orario flessibile.