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Un dato impressionante che supera di gran lunga anche le morti causate dalle guerra tra clan. “Si dice che i morti sono tutti uguali – aggiunge il Procuratore – ma per me vale molto di più la vita di una persona perbene che fa il suo lavoro nel rispetto degli altri, piuttosto che quei morti che si sparano tra di loro per la famosa conquista della piazza di spaccio”.
“Morire di lavoro” un tema di cui si parla troppo, ma con scarsi risultati, un tema che Rosario Cantelmo conosce in prima persona, perché se ne è occupato per sette anni a Napoli, città in cui gli incidenti sono all’ordine del giorno. Lavori pericolosi e condizioni di sicurezza precarie alla base di un vero e proprio bollettino di guerra in cui regna omertà da parte dei datori di lavoro e degli stessi lavoratori. “Le persone che escono per lavorare dovrebbero avere la certezza di tornare a casa, viviamo invece in un Paese, in cui una persona vale meno di 40 euro – conclude Cantelmo – Ma ciò che ti aspetti nei settori criminali emerge anche nei luoghi di lavoro: l’omertà. Non è un caso che secondo le testimonianze rese alle autorità giudiziarie la maggior parte degli infortuni accade il primo giorno di lavoro e se i lavoratori non denunciano è perché sono costretti a dire il falso, altrimenti rischiano il posto”. Di Rosa Iandiorio