VIDEO/ Show Carlo Sibilia (M5S): “Renzi e Padoan figli di Troika”

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Roma – Protagonisti i deputati irpini a Montecitorio durante il dibattito per la fiducia al Governo Renzi. Ad accendere gli animi alla Camera è stato il pentastellato avellinese Carlo Sibilia. “Tu, Matteo Renzi, e il ministro Padoan siete figli di troika”. Apriti cielo. Il presidente della Camera Boldrini ha più volte ammonito con durezza il giovane parlamentare irpino che prima aveva anche chiesto, sempre dando del tu al neo premier, se intendesse trattenere le indennità di carica per i ministri Padoan, Boschi e Madia. “Mentre tu e Letta vi facevate le scarpe – ha anche detto – 9mila imprese storiche chiudevano”, aveva detto Carlo Sibilia.

(di seguito l’intervento completo di Carlo Sibilia)



Ma hanno fatto discutere anche le parole di Giuseppe De Mita, vicepresidente vicario del gruppo Per l’Italia: “E’ difficile scorgere elementi di novità nel programma che ha presentato. Non lo dico per esprimere un limite, ma per registrare un fatto. Lei si propone certo con un di più di voglia di cambiamento e di velocità, ma il rischio è di esprimere un giudizio implicito verso il governo che l’ha preceduta e di sottovalutare le difficoltà del presente”. Per De Mita, le criticità nel programma presentato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, vanno individuate nella proposta di legge elettorale, nella riorganizzazione istituzionale con la mancata previsione del ministero per la Coesione Territoriale e, infine, nella indefinitezza delle questioni economiche.
Così pure sul riordino delle Province: “L’altra questione sono ancora le ombre che ci sono nel disegno di legge di riordino delle province e delle città metropolitane. La questione non è il cancellare o meno le province, la questione è che in quel disegno di legge si determina una sproporzione nell’organizzazione delle funzioni e quindi della rappresentanza e della tutela dei diritti delle persone tra chi vive in aree fortemente urbanizzate e chi vive in aree non urbanizzate. Certo si possono cancellare le province, e forse sarebbe anche utile, ma questo non significa poi lasciare l’organizzazione della dimensione dell’area vasta a una sorta di logica del caso. Allora il punto vero sarebbe partire dal riordino del Titolo V, non rinviarlo a dopo per dire di aver fatto un’altra riforma che poi andrà riformata, perché il punto vero è ridare la potestà legislativa primaria al Parlamento sulle questioni fondamentali, la potestà amministrativa primaria ai comuni, aggregati o singoli, e poi alle regioni alcune funzioni di Governo del territorio”.

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