
– di Luca Guarracino – “Il Pd non è un Vinavil che incolla realtà diverse. Devo dire di non avercela fatta a fare il partito che sognavo io e che sognavano tre milioni di elettori. Sento di non aver corrisposto alla spinta d’innovazione che c’era”, così Walter Veltroni che da questa mattina torna uomo libero, anzi “torno a fare il deputato semplice”. Davanti alla platea dei fedelissimi, dopo un anno trascorso tra le alte onde della politica italiana cercando di mediare e rintuzzare il fuoco amico, Veltroni che ha già restituito l’auto al partito, ha così dichiarato: “Non si può far finta di niente, a questo punto ci vuole un gesto di netta discontinuità. Non voglio che il mio logoramento diventi il logoramento del Pd, al progetto credo e continuo a credere, ma l’unico modo per salvarlo è dare un forte shock al partito”. Una scelta maturata in solitudine dopo la sconfitta del voto sardo con il gesto che lo libera dalle oligarchie del partito e che probabilmente acuisce il fallimento del Partito democratico, buono sulla carta ma impreparato ad intercettare le tante anime elettorali dell’italiano comune. Con le dimissioni di Veltroni si apre ora la fase acuta del Pd che da contenitore dei vari soggetti che hanno e continuano a perpetuare la propria sopravvivenza politica dovrà sciogliere i tanti nodi legati alla sua identità e al suo reale radicamento sul territorio. Il gesto liberatorio di Walter apre in tutti i circoli ( locali, provinciali e regionali) inquietanti interrogativi, ad iniziare da cosa resterà nel Pd dopo le sue dimissioni. La frammentazione dell’area di centrosinistra raccolta nell’incubatore Pd rischia ora di implodere dopo che il suo segretario nazionale ha preso in contropiede tutti con l’unica scelta che gli era consentita liberandosi degli ostaggi, lui che era stato legittimato dal voto popolare ma poi delegittimato dai tanti capi corrente che hanno reso difficili se non impossibili le scelte chiare attese dalla base popolare. Da ieri sono stati presi d’assalto blog d’area e siti web ad iniziare dai siti online de La Repubblica e L’Unità con l’unanime richiesta di facce nuove e opposizione dura con l’invito a tutta, ma proprio tutta la nomenklatura di farsi da parte. Il grido collettivo figlio della delusione e della rabbia non salva nessuno, dal buonista Veltroni ai tanti gattopardi figli della casta del passato. C’è la voglia di reagire, giustificando il gentiluomo Walter definito “soft “ finito nella tela degli “sciacalli”. Tutti spaesati ed impietriti dopo la “scoppola” della Sardegna con il giustificato smarrimento sul futuro del partito, ma senza demordere perché in politica mai dire mai, e 2 + 2 spesso è uguale a 3 ed anche a 5. Dipende da dove si guarda… L’anno vissuto pericolosamente da Walter con 5 sconfitte su 5 restituisce ora alla sua dimensione naturale un uomo leale che per le sue caratteristiche era forse l’unica incarnazione del partito. La conferenza stampa di questa mattina invita con le parole di Veltroni a “superare tutti insieme divisioni e personalismi, passare da un centrosinistra salottiera, giustizialista e sostanzialmente conservatrice a una sinistra che recuperi il rapporto con la vita e con le persone”. Insomma, meno politica oscillante, ambigua, più diretta capace di elaborazione di idee nuove, meno virtuale e aperta alla libera competizione interna con meno oligarchie e più facce nuove. E’ il caso quindi di interrogarsi e discutere sul Pd e il suo peccato originale!