VD/S.Angelo”carcere felice”, detenuti rifiutano revisione della pena

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Una inchiesta a tutto tondo. Non di quelle che devono mettere alla berlina qualcuno o qualcosa. Ma esattamente l’inverso. E’ pubblicato nella sezione blog del Corriere della Sera un reportage di Gianluca Testa, responsabile della comunicazione al Centro nazionale per il volontariato (Cnv), che dirige web-magazione VolontariatOggi.info e il quotidiano on-line LoSchermo.it.Tra le sue “buone notizie” ci finisce il Carcere di Sant’Angelo dei Lombardi. Titolo accattivante al reportage:”Detenuti rifiutano revisione della pena pur di restare nel “carcere felice”. Riportiamo l’articolo: Provate a pensare alla logica aziendale e aggiungete una buona dose di capitale sociale. Quello fatto di relazioni, formazione e valorizzazione delle competenze. Ecco, il carcere di Sant’Angelo dei Lombardi incarna tutto questo. E forse anche qualcosa in più. Si tratta infatti del primo istituto penitenziario completamente autosufficiente. I detenuti sono tutti assunti dall’amministrazione penitenziaria, lavorano in cucina e in lavanderia, producono vino e miele, si fanno carico delle pulizie e gestiscono una tipografia. Ben oltre le riforme, oltre l’indulto e il sovraffollamento, questo è un bell’esempio di come le cose possono funzionare davvero (e nonostante tutto). Il valore aggiunto? Questo modello – che potrebbe essere facilmente esportabile – nasce al sud, in Alta Irpinia, in un Comune che conta poco più di quattromila abitanti.

Qua si valorizzano le competenze: il detenuto che ha studiato alla scuola d’arte disegna e illustra pareti e corridoi, il carrozziere ha rimesso in sesto i mezzi, imprenditori condannati per abuso edilizio hanno lavorato per diversi mesi alla ristrutturazione di un ex convento trasformato in ‘Casa per ferie’ che accoglie famiglie e gruppi di giovani.
Basta pensare che in circa cinque anni, dal 2008 a oggi, per le pulizie l’amministrazione ha risparmiato ben 300mila euro. Cifra che poi è stata investita in nuovi progetti e servizi. Gli unici costi ‘esterni’ riguardano il lavoro svolto dalle ditte che gestiscono gli impianti termici. Un passaggio necessario, previsto dalla legge.
Il merito è soprattutto dello spirito d’iniziativa del direttore del carcere Massimiliano Forgione, che sostenuto da personale e volontari – tutti ben preparati e formati – è riuscito ad aprire le porte dell’istituto alla città e all’Europa. Non è un caso che la sala convegni interna alla casa di reclusione – anche questa costruita e allestita dagli stessi detenuti – abbia ospitato nei giorni scorsi olandesi, austriaci e ungheresi per l’evento “Carcere e povertà” organizzato da Cilap (Collegamento italiano di lotta alla povertà) e da Eapn (European anti poverty network) in collaborazione con associazioni locali come la Don Tonino Bello di Avellino e la cooperativa ‘Il Germoglio’, che a Sant’Angelo ha fatto nascere anche la fattoria sociale ‘Al fresco di cantina’.

Forgione continua a ripeterci che “occorre investire sull’uomo, non sul reato. Che è indispensabile formare i detenuti per facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro, che è necessario investire nelle misure alternative alla pena, che l’obiettivo più alto riuscire a collegare il carcere col territorio”.

Tutte cose che cominciano a prendere forma nella casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi. Tant’è che tra i circa duecento detenuti c’è chi ha rinunciato a chiedere la revisione della pena temendo di essere assegnati ad altri istituti.
Un primo passo concreto nel tormentato percorso destinato al rispetto della Costituzione, che – lo ricordiamo – al terzo comma dell’articolo 27 sancisce il principio di umanizzazione della pena. Affinché l’idea della rieducazione diventi davvero un principio fondante.

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