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VD/Provincia, taglia&assume. Sindacati: “Dubbi sulle nomine”

Provincia in sommossa. Dipendenti sul piede di guerra. Che fine farà l’Ente di Palazzo Caracciolo a seguito delle nuove normative?

Nel frattempo si apre il problema dei dipendenti che dovranno essere tagliati e presi in carico da altri enti istituzionali di primo livello. L’obiettivo, in attesa che la materia trovi percorsi meno complicati, è quello di scongiurare una ulteriore emergenza sociale. E il fallimento totale della riforma. Avviata, come si ricorderà, dal Governo Monti, che si vide alzare il cartellino rosso dalla Suprema Corte: per abolire le Province serviva e serve una legge costituzionale, non si può agire per decreto.

Così Delrio, auspice Matteo Renzi, ha inventato la via di mezzo: uno svuotamento parziale in attesa della revisione del Titolo V che darà il colpo di spugna definitivo. Basta col voto dei cittadini (i politici si scelgono tra di loro il consiglio), basta aiuti finanziari, basta competenze specifiche, retrocessione a ente di secondo livello.

Una situazione rabberciata e improponibile che trova concorde tutti: dai politici ai sindacati agli stessi dipendenti.
Nel frattempo si procede a spizzichi e bocconi. Traduzione: avanti alla carlona, senza danèe, col personale in uscita, con la spada di Damocle di una fine imminente che imminente non è. Infatti, le Province assumono.

Sì, avete capito bene: assumono altro personale. Ma non devono disfarsene? Provare per credere. L’attacco al nuovo presidente Domenico Gambacorta di Forza Italia è stato di quello da far tremare i polsi. Prima il Partito Democratico con il consigliere provinciale Luigi Tuccia, poi stamani ci hanno pensato i sindacati soprattutto con Vincenzo Petruzziello della Cgil che ci vuole vedere chiaro sulla procedura. “il presidente ha inserito in organico, cioè all’indomani delle elezioni di ottobre tre persone nello staff provenienti dall’esterno ed ha bandito concorsi per assumere due dirigenti. Qualcosa non quadra, chiederemo gli atti e li porteremo alla Magistratura. Credo sia stata commessa qualche leggerezza visto che mentre si parla di esuberi poi si assume”. Una azione che non è andata giù agli stessi dipendenti che nell’assemblea hanno sollevato il caso. Dall’altra il presidente Domenico Gambacorta si è difeso: “ho applicato la legge e la procedura che fin dal 2009 vige in questa amministrazione. Non ho fatto nulla in più”. Le parole non hanno convinto i presenti, anche perché dal 2009 citato ad oggi le province hanno subito le trasformazioni che tutti conosciamo passando da una elezione diretta dei cittadini a quella dei consiglieri comunali e con tutte le funzioni e norme che la spending review si trascina dietro.

“Per carità si tratta di funzionari e professionisti probabilmente indispensabili per far girare, anche se a scartamento ridotto, l’intera macchina provinciale. Ma riteniamo non servano ulteriori commenti per sottolineare la palese contraddizione di un ente che di fatto è obbligato a licenziare però assume. Che altro aggiungere” dice il consigliere Stefano Farina presente all’incontro.

Gambacorta nonostante tutto guarda avanti: “dobbiamo sforzarci tutti a far capire l’utilità di questo Ente. Diamo servizi alla collettività. Il tempo di rinviare non c’è più. I tagli lasciano il tempo che trovano, non vi so dire nulla su cosa accadrà. Il problema di fondo è che nel 2009 nessuno difese le Province e a Renzi non stanno simpatiche”. Intanto da Mario Melchionna della Cisl di comune accordo con gli altri sindacalisti presenti (Simeone e Petruzziello) la proposta: convocare un consiglio provinciale tematico sulla questione, oppure inserire l’argomento all’ordine del giorno del prossimo Consiglio previsto per fine anno. La proposta sarà illustrata nella conferenza dei capigruppo e vagliata dai gruppi politici.

a seguire l’intervista al presidente della Provincia di Avellino, Mimmo Gambacorta

a seguire le interviste ai sindacati

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