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Renata Polverini ha voluto prima invitare i presenti ad andare alle urne: “Di motivi ce ne sono molti. Abbiamo la necessita’ di dimostrare a Silvio Berlusconi che, malgrado una sentenza ingiusta lo abbia espulso dal contesto istituzionale, raggiungeremo un risultato importante. Dobbiamo dimostrare anche a coloro che il 2 ottobre dello scorso anno fecero una scelta diversa, che il popolo dei moderati e’ convinto e vota Forza Italia. Ma non solo: Bruxelles avra’ un presidente della commissione per la prima volta eletto direttamente dai cittadini e non dai burocrati e anche per questo in campagna elettorale dobbiamo dare un messaggio forte ai cittadini: questa volta le cose potranno cambiare per davvero – ha annunciato l’ex Governatore del Lazio – “Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi non ha mai citato nei suoi interventi la questione piu’ importante per il Paese che e’ quella meridionale. Siamo in una crisi profonda – aggiunge Polverini – che non riesce a trovare uno sbocco. I dati che abbiamo a disposizione non lasciano sperare in una rapida ripresa a differenza di quanto sostiene il Governo. Se non ci occupiamo della questione del Mezzogiorno non riusciremo a riagganciare un’ Europa che e’ sempre piu’ distante. La questione meridionale e’ antica e non ha trovato ancora soluzioni: non ci sono infrastrutture, investimenti e soprattutto lavoro. Non c’e’ da parte dello Stato quella consapevolezza che si debba ripartire dal Sud. Abbiamo anche contrastato il DL Lavoro perche’ ritenevamo non bisognasse ripartire dalle regole che normano il lavoro, ma appunto da investimenti anche di natura pubblica. In un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, il Governo deve dire se e come intende ripartire. Se da una politica di settore o industriale e soprattutto se ha intenzione di ridare alle imprese la possibilita’ di produrre”.
Enzo Rivellini, oramai divenuto irpino d’adozione, vista la sua presenza massiccia nelle aree interne, nel suo discorso conclusivo ha messo in evidenza che “In primis c’è sicuramente lo Statuto Europeo dei Lavoratori. È una proposta che ho già avanzato e che va rilanciata nella legislatura 2014-2019. C’è bisogno di regole uguali nei 28 Paesi Ue per avere una concorrenza leale sul mercato del lavoro. Oggi si assiste ad aziende che chiudono in Italia non per aprire in India o in Cina ma in Polonia o Bulgaria. Servono pari regole per una sana e leale competizione. Infine l’invito al voto: “E’ un diritto-dovere, non farlo significa scegliere di non essere partecipi dei processi decisionali. In Europa ormai si decide tutto: dalla cioccolata, se deve essere fatta con più o meno cacao, alle direttive comunitarie, che sono sovrastanti a quelle nazionali, fino ai contributi a fondo perduto. A Bruxelles e Strasburgo si decide il nostro futuro, non votare significa auto-escludersi. È molto importante, quindi, andare alle urne e scegliere la persona, oltre al partito, verificando il suo lavoro e cosa ha prodotto. Così ci si rende partecipi del proprio destino”.