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Chi ha assunto funzioni pubbliche ha il dovere di spiegare nel dettaglio i motivi del proprio comportamento.
Sarebbe stato giusto che la rottura si fosse consumata alla luce del sole, in un libero dibattito in consiglio comunale, argomentare il proprio dissenso e sostanziarlo con le dimissione. Non averlo fatto è segno di debolezza e di grande opacità. A Mercogliano si è dimenticato il significato alto di “res publica”, si è seppellito il concetto etico di “bene comune”.
A questo siamo giunti oggi dopo circa un quindicennio di individualismo civico. Lo scambio di poltrone Saccardo – Carullo è stato una proprietà commutativa: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Mai a Mercogliano l’azione amministrativa era scaduta a livelli così infimi e personalistici. Nonostante ciò vi sono altri che vogliono proseguire su questa strada, sconfessando la propria appartenenza politica. Non basta essere contro Carullo per giustificare una ammucchiata per un’insana alleanza fra destra e sinistra. Al becero civismo di Carullo non è sufficiente opporre un’armata Brancaleone fatta di soggetti che provengono da tre gruppi diversi, che solo per il momento hanno smesso i panni della contrapposizione e del rancore fra loro per unirsi temporaneamente contro Carullo.
Occorre contrapporre al sindaco sfiduciato una innovativa idea politica, forte di contenuti e di progettualità. Se alcuni del PD vogliono fare un’alleanza con Forza Italia e gli ex di Carullo imbrogliano se stessi e i mercoglianesi.
Noi siamo fermamente contrari a questo rozzo raggiro paesano. Invece chiediamo al PD di contribuire all’unità del centro sinistra indicando, se necessario, un sindaco del rinnovamento. Facciamo appello a quanti si riconoscono nei valori etici, morali e culturali, di quest’area politica di concorrere al radicale rinnovamento della classe dirigente di Mercogliano.