“Vacanze talpa”, le ferie bugiarde dei nuovi poveri

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L’estate finalmente è scoppiata e, con il sole e le ferie, giunge perentorio l’imperativo di andare in vacanza. Eppure, per molti, prima di dar sfogo alla voglia sacrosanta di partire verso mare, sabbia, sole e (perchè no?) nuovi incontri, è il momento, terribile momento, di fare i conti anche con le proprie tasche. Ecco allora il proliferare delle cosiddette “vacanze talpa”, ovvero quelle che non faremo ma racconteremo, quelle che non ammetteremo mai di non aver potuto nemmeno cominciare, quelle che addirittura simuleremo.

I risultati dello studio condotto dalla Società Italiana di Psicologia (Sips) lo dimostrano chiaramente: sono sempre più numerose le persone che pur di non dire che la crisi si è portata via anche le vacanze, si organizzano “nascondendosi” in casa o in abitazioni limitrofe alla propria. Il fenomeno, spiegano gli esperti non è nuovo. Già negli anni sessanta, infatti, le vacanze talpa erano di moda. La vera notizia è che oggi, lontani anni luce culturalmente dall’Italia del boom economico, non è la povera gente a voler simulare quello che non può permettersi, ma la fascia medio-alta di popolazione italiana che non vuole “apparire” impoverita.

Secondo Antonio Lo Iacono, presidente della Sips, negli anni scorsi non era più del 5% della popolazione ad attuare questa strategia estiva oggi sono circa un 10-15%, italiani che non possono correre il rischio di perdere anche l’immagine sociale oltre al resto e che per questo millantano vacanze a cinque stelle e si abbronzano con le lampade solari.

Nel 2003, secondo un’altra associazione di psicologi, erano 3 milioni gli italiani che si rintanavano nelle ore diurne in case “scenograficamente” chiuse per ferie, con tanto di piante da innaffiare portate ai vicini più sfortunati, ma allora la crisi non aveva ancora intaccatto la sicurezza della classe medio-alta ed erano 11 milioni gli italiani che avevano dichiarato di restarsene a casa.

Oggi come ieri, comunque, la vacanza talpa richiede comunque attenzione ed energie, uscire alle prime ore dell’alba, rientrare nel cuore della notte, parcheggiare l’auto altrove, stipare in casa grandi scorte di cibo, ma ne varrà davvero la pena? E allora sono in tantissimi a non pensarla così e ad organizzarsi con serena tranquillità il modo migliore per godere comunque del relax, del tempo libero anche se in “soggiorno obbligato” nella propria città, nel proprio paese di abituale residenza.

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