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Il pm, parlando ai giornalisti delle attività investigative, ha sottolineato come il comportamento, tipico della camorra di spendere il nome del clan o di personaggi apicali all’interno del clan per fare pressione e ricatti, abbia in realtà contribuito a creare quel clima di angoscia che aveva indirettamente indotto i malcapitati a non collaborare con le forze dell’ordine. Su decine e decine di casi di minacce e di usura, infatti, solo per due casi è stato possibile avvalersi delle dichiarazioni delle vittime.
“Già in passato – ha spiegato Cantelmo – il questore Bracco lanciò l’allarme sul preoccupante dilagare del fenomeno dell’usura, attività che si afferma per la perdurante crisi economica che attanaglia tutti i livelli della società. Questo clima non ha fatto altro che creare angoscia tra le vittime, spingendole a non collaborare con le forze dell’ordine. La società civile non può osservare distratta questi fatti, affidandosi esclusivamente al ruolo delle forze dell’ordine. Deve invero scegliere da che parte stare. In un momento di impoverimento economico ma anche culturale e morale, l’auspicio è che non ci sia anche l’impoverimento della speranza. Lo Stato c’è e risponde con rigore ed efficacia”, ha concluso Cantelmo.