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Saluti: Giovanni Ferrante, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Castelfranci Eugenio Tecce, sindaco di Castelfranci
Raffaele Della Fera, responsabile settore Cultura della Provincia di Avellino
Modera e introduce:
Alessandro Di Napoli reading poetico con Paolo Battista, Raffaele Della Fera, Alfonso Attilio Faia, Monia Gaita, Antonietta Gnerre, Luisa Martiniello, Vera Mocella, Franca Molinaro, Rossella Luongo, gli alunni delle Scuole elementari e medie di Castelfranci coordinati dall’insegnante Agostina Perillo.
Concludono:
Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano, direttori artistici del Festival
Dunque, il Festival ritorna in Alta Irpinia, e parte da Castelfranci, che da ormai tre anni sostiene pienamente, con convinzione e adesione, la politica culturale del Centro di documentazione sulla poesia del Sud. Perciò, Giuseppe Iuliano e Paolo Saggese, e tutti i componenti del Centro, desiderano esprimere la loro riconoscenza, la loro gratitudine incondizionata al sindaco Eugenio Tecce, al vicesindaco con delega alla Cultura Enrico Tecce, al poeta Alessandro Di Napoli per la straordinaria giornata organizzata per il 19 dicembre, che vuole richiamare l’attenzione di tutti sul vero senso del Natale inteso come condivisione di un sogno, condivisione di fratellanza, adesioni ai veri valori della vita, che il movimento dei poeti irpini riconosce nel concetto di poesia meridiana, ovvero di quella poesia che attraverso la divulgazione dei valori della pace, della fratellanza, del rispetto reciproco, vuole proporre una visione del mondo antagonista a quella proposta dalla società consumistica e iperliberista oggi trionfante, e che causa semplicemente l’infelicità degli uomini. Perciò, rifiutando ogni consumismo, i poeti rifletteranno il 19 dicembre sul Natale dell’amore. Ed è su questa scia che si sviluppa il pensiero che il grande David Maria Turoldo ha espresso in una sua poesia del 1972:
Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti al gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere un uomo vero
del tuo regale presepio.