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Il numero due di Di Domenico è legato da uno stretto legame di parentela ad una famiglia emigrata anni e anni fa ad Haiti. Sua cugina e i suoi figli sono fortunatamente sani e salvi, loro lì avevano una ben avviata attività nel settore calzaturiero distrutta dal terremoto di martedì scorso. “Stanno tutti bene – ha rassicurato Farina – tutta la famiglia è adesso andata via dall’isola caraibica, destinazione: Florida”. Attualmente, a vegliare su quel che resta dell’attività, è rimasto solo il nipote, Renato, che nonostante i rischi di sciacallaggio, epidemie e quant’altro, è restato a Port au Prince per salvare quel poco di salvabile. Nessuno dei teoresi emigrati ad Haiti tornerà in Irpinia, almeno per il momento, la maggior parte di loro ha infatti possedimenti anche in Florida e Santo Domingo ed è lì che quasi tutti gli sfollati sono diretti. Ma qualora alcuni di loro dovessero decidere di fare ritorno a Teora, a nome di tutta la comunità, il vicesindaco si dice pronto ad accoglierli. Così come la cittadinanza si è detta disponibile ad adottare i bambini rimasti orfani. La proposta è di una signora del posto che ha lanciato l’idea di una casa famiglia per i piccoli haitiani rimasti senza niente.
Un atto, questo, che, a causa delle insormontabili e inevitabili difficoltà che la burocrazia impone, sembra purtroppo destinato a rimanere un gesto simbolico, un encomiabile attestato di solidarietà. Ma, attuate o no, si tratta di proposte e iniziative che cercheranno di ricreare un ponte lungo migliaia e migliaia di chilometri tra persone nelle cui vene scorre lo stesso sangue teorese.