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Lo scorso anno Manganelli, al termine di una lunga battaglia contro un tumore che lo colpì due anni prima, fu ricoverato d’urgenza al San Giovanni verso la fine di febbraio prima di arrendersi nella mattinata del 20 marzo.
Di lui si è parlato come di un uomo mite, libero e autentico. Manganelli ha lasciato agli irpini e agli italiani la sua grande passione per il servizio per la polizia di Stato, la fedeltà alla storia del Paese. Anche nel periodo più difficile della sua vita, Manganelli ha vissuto con coraggio e generosità. Non ha mai staccato il cordone ombelicale che lo legava alla sua città natale e spesso amava tornare ad Avellino per incontrare gli amici di un tempo e con loro discutere e confrontarsi. La città di Avellino lo ha ricordato intitolandogli la scorsa primavera il Parco Santo Spirito e la sala congressi della Questura di via Palatucci. Un omaggio d’amore a un poliziotto che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla e ne ha fatto un’arma di difesa e contrattacco, come il protagonista del suo romanzo, pubblicato dopo la sua morte e buttato giù da Manganelli durante la degenza in ospedale a Houston. (anpi)