UN ANNO DI… Lavoro e attualità, il 2014 che sorride all’Irpinia

0
209

di Antonio Pirolo

Avellino – Manca ormai poco alla fine del 2014, un anno che per l’Irpinia ha avuto un significato del tutto particolare, soprattutto sul tema lavoro e sviluppo. Quello che a breve andrà in archivio sarà ricordato come l’anno dell’Irisbus, pardon, dell’ex Irisbus oggi diventata a tutti gli effetti Industria Italiana Autobus, vicenda tutta irpina dalla eco nazionale, che per tanto – troppo tempo – ha rappresentato plasticamente uno spaccato di Italia in crisi (economica e di identità) e che soltanto nell’ultimo mese dell’anno ha visto la propria rinascita.
Il risveglio di quella parte della nostra provincia ha i nomi e i volti di Claudio De Vincenti, numero due del Ministero dello Sviluppo Economico, di Stefano Del Rosso, ad della nuova realtà industriale degli autobus, ma anche e soprattutto di Silvia, Salvatore, Antonio, Dario e delle tute blu dell’ex fabbrica Fiat di Flumeri che per anni, contro tutto e tutti, in perfetta solitudine, hanno portato avanti una battaglia di dignità, contro una politica che non sempre (anzi, mai) si è dimostrata all’altezza di tale nome.

Da gennaio suonerà una nuova musica a Flumeri e sarà quella di un futuro, stavolta possibile, per tante famiglie e soprattutto per un territorio che attende da decenni di destarsi da un profondo letargo. In questo senso non possiamo non salutare con grande ottimismo le parole, pronunciate pochi giorni fa, dall’ad di Ferrovie dello Stato Michele Elia, che a Grottaminarda ha confermato che in Irpinia ‘stazionerà’ una delle fermate della nuova linea dell’alta velocità che congiungerà il Tirreno all’Adriatico. Meno di dieci anni (“… entro il 2022”) per il completamento dell’opera che, per la provincia di Avellino, significherà anche Piattaforma Logistica in Valle Ufita e potenziamento dell’asse viario Lioni-Grottaminarda. L’Irpinia, insomma, come riferito dal numero uno di Confindustria Campania Sabino Basso (riconfermato di recente al vertice della delegazione provinciale) “… diventerà il crocevia sulle direttive di sviluppo Nord-Sud; Est-Ovest”.

Sempre sul tema ‘lavoro’, l’ultimo mese del 2014 ha regalato agli operai dell’ex Isochimica, la fabbrica dei veleni di Pianodardine (sulla cui vicenda giudiziaria insiste attualmente il lavoro certosino dei magistrati avellinesi guidati da Rosario Cantelmo), una nuova iniezione di fiducia: parliamo dell’inserimento della norma riguardante la condizione dei lavoratori di Borgo Ferrovia nel Maxi Emendamento alla Legge di Stabilità approvato al Senato, risultato raggiunto stavolta grazie alla caparbietà e alla tenacia di tutti quelli che da tempo hanno dato anima e corpo ad una battaglia di civiltà, parlamentari irpini compresi.

Tutto questo non può non incrociarsi con due graditi eventi che hanno accompagnato questo 2014. In primavera, infatti, l’ad di FCA-ex Fiat Sergio Marchionne, ha fatto tappa a Pratola Serra per una visita a sorpresa allo stabilimento della Fma. Marchionne, giunto in elicottero, ha visitato le linee di produzione del nuovo motore ad alluminio e si è intrattenuto sia con i dirigenti della fabbrica che con gli operai, senza peraltro rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa. Una notizia, quella dell’arrivo dell’ad di Fiat, che è stata salutata con ottimismo da operai e sindacati. Così come pure la visita a fine novembre del premier Matteo Renzi a Morra de Sanctis, presso la Ema; un riconoscimento all’Irpinia (ma anche alla Campania) che produce eccellenze ed occupazione e che vuole dimostrare di poter essere il migliore degli spot per quelle aree interne del Bel Paese così tanto bistrattate quanto ricche di capitale umano.

L’attualità del 2014 che se ne va ci ricorda però anche dell’infinita tragedia delle mancate spettanze ai forestali, della questione immigrati in Irpinia con i due presunti episodi di intolleranza a Mercogliano e Montoro, delle morti sul lavoro, degli operai di Irpiniambiente Antonio Veltre di Candida e Concetta Zollo di Fontanarosa, di Vincenzo Gargano, 50enne di Bagnoli Irpino deceduto alla Ecosistem di Nusco, di Modestino Picariello, 60enne di Monteforte investito e ucciso mentre era alle prese con la sistemazione della segnaletica stradale sull’A/16, Mosè Larizza, 44enne anch’egli di Monteforte Irpino, morto folgorato a Pago Vallo Lauro.

Ma il 2014 per l’Irpinia verrà ricordato anche per l’inasprimento (almeno dal punto di vista mediatico) di due grandi e gravi crisi ambientali-sanitarie che per ragioni diverse hanno riguardato la parte bassa della provincia, dall’hinterland avellinese fino ai territori a confine col salernitano. Parliamo della Valle del Sabato e dell’area solofrano-montorese. Della prima vicenda se ne è parlato anche su “L’Espresso” a febbraio con un report dall’emblematico titolo, ‘La valle dei tumori. Irpinia come la Terra dei Fuochi’: inquinamento record tra amianto, smog, ecoballe e un fiume ridotto ad una cloaca, il caso dell’Isochimica, i dubbi su rogo Irm del 2005 e quello di questa estate della Novolegno, un ecosistema che è sempre più a rischio in un territorio fortemente industrializzato che dà lavoro a 5mila persone.

Pochi chilometri più giù in linea d’area verso la costa, la vicenda ‘acqua al tetracloroetilene’, esplosa a Solofra e Montoro a inizio 2014, le cui ripercussioni (gravi disagi alla erogazione idrica per centinaia di utenze civili) hanno lasciato il segno in un territorio di oltre 30mila anime e sede di uno dei Distretti industriali (quello della concia) più importanti (e discussi) del centro-sud. A ottobre, poi, la conferma delle criticità su esposte, è arrivata direttamente dal prof. Tonino Pedicini e dal Crom di Mercogliano che, presentando l’Atlante di mortalità per cancro nella provincia di Avellino, ha posto sotto i riflettori della stampa i dati preoccupanti provenienti proprio dalla Valle del Sabato e da Solofra.

Sempre in tema di crisi ambientale, occorre ricordare come il 2014 abbia segnato e sottolineato la fragilità di un sistema idrogeologico come quello irpino, ‘colpito’ a giugno nel serinese e a settembre ancora una volta a Solofra, Montoro, Serino, Volturara Irpina e Mandamento Baianese da alluvioni e bombe d’acqua che hanno provocato danni per centinaia di migliaia di euro: in entrambi i casi, è stato solo una caso se non c’è scappato il morto.

Infine, come non ricordare due ‘grandi’ della provincia di Avellino che ci hanno lasciato nel 2014, Antonio Mastroberardino – il papà dell’aglianico e di tutti i vini campani – e Antonio Sibilia, o’ commendatore, ‘discusso’ protagonista di un’epoca (andata) del calcio e del costume del Paese, testimone e custode di quell’essere ‘irpini’ che forse non ritornerà mai più.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here